Le donne arriveranno in Formula 1, ma non con le quote rosa

Maria Teresa De Filippis, Lella Lombardi, Giovanna Amati, Michela Cerruti, Vicky Piria. Ne cito cinque per festeggiarle tutte visto che oggi è l’8 marzo, un giorno inutile per chi è abituato ad amare e rispettare le donne tutti i giorni. Ne approfitto, prendendo spunto anche dal filmati rilanciaro dall’Alfa Romeo per lanciare un tema: in Formula 1 ci vorrebbero delle quote rosa?

La Fia si è data molto da fare con il programma Girls on track che tra l’altro ha portato al primo contratto rosa mai stipulato dalla Ferrari (Girls on track: Maya Weug, la prima donna di casa Ferrari ha 16 anni). Un progetto interessante e intelligente per permettere alle ragazze di maggior talento di emergere. Giusto aiutarle, come sarebbe giusto aiutare i ragazzi di talento che non hanno i mezzi per emergere. Senza Ron Dennis oggi non avremmo Lewis Hamilton. Senza Nicolas Todt oggi non avremmo Charles Leclerc. Ricordiamocelo.

Ma alle quote rosa in Formula 1 io dico no. Se una ragazza sarà così brava da emergere non lo farà perchè un posto le è stato riservato. Maria Teresa De Filippis e Lella Lombardi c’erano arrivate per le loro qualità. Danica Patrick negli Stati Uniti ha fatto lo stesso. Michèle Mouton nei rally non ha avuto bisogno di una quota riservata. Oggi l’Alfa romeo ha ancora in squadra Tatian Calderon che nel 2017 era stata nominata pilota di sviluppo per il team di Formula Uno Sauber e poi un anno dopo, promossa collaudatrice per Alfa Romeo Racing. Giovanna Amati era arrivata a tentare di qualificarsi con la Brabham perchè era veloce, non per altro. Michela Cerruri è arrivata ad essere (per ora) l’unica italiana a gareggiare in Formula E. Vicky Piria è l’unica italiana a partecipare alla W Series il campionato dedicato alle sole donne, una strada per emergere. Jamie Chadwick è stata la prima campionessa di quella Formula e ora vedremo se avrà un’opportunità per emergere. Ma se ci riuscirà sarà per le sue doti, non perché ha un posto riservato.

Vicine alla Formula 1 negli ultimi anno oltre a Tatiana Calderon sono arrivate la povera Maria De Villota (vittima di un incidente assurdo), Suzie Wolff nata Stoddard che però qualche spinta dal marito Toto l’aveva avuta… Carmen Jordá è diventata collaudatrice della Lotus per i suoi risultati.

Insomma credo che arriveremo ad avere delle donne in Formula 1, ma le avremo perchè lo avranno meritato, non perchè è stato loro garantito un posto.

Per approfondire https://www.pirelli.com/global/it-it/life/le-eroine-dell-automobile-pilote-da-record-da-madame-labrousse-a-lella-lombardi

E qui il ritratto che ho dedicato a Lella Lombardi nel mio libro La storia-della-Formula-50-ritratti

Per prendersi un posto tra i 50 personaggi che hanno scritto la storia della Formula 1, a Maria Grazia Lombardi, Lella per tutti, è bastato mezzo punto. L’unico piazzamento conquistato finora da una donna. Ci hanno provato in tante  prima e dopo di lei (Maria Teresa de Filippis, Divina Galica che fece anche tre Olimpiadi con lo sci, Desiré Wilson, Giovanna Amati, Katherine Legge, Sarah Fisher, Maria de Villota, Susie Stoddart poi meglio conosciuta con il cognome da sposata: Wolff, Carmen Jordá, Tatiana Calderon). Qualcuna ci è arrivata, altre si sono fermate ai test. Ma solo lei con quei suoi capelli alla maschietto, la sua dolcezza inattesa, la sua femminilità sorprendente, ma mai esibita, ce l’ha fatta a conquistare mezzo punto iridato. Accadde in Spagna, anno 1975. Circuito del Montjuic, a Barcellona, una pista assurdamente pericolosa, fuori dal tempo anche per un campionato che continua a gareggiare a Montecarlo. Lella guidava una March, ventiquattresima in prova. In pole c’era Niki Lauda con la Ferrari. Emerson Fittipaldi decise di non correre, altri si fermarono subito. Troppo pericoloso. E infatti al 25° giro, Rolf Stommelen, perde l’ala, esce di pista e uccide cinque spettatori. Gara sospesa, punteggi mondiali attribuiti, ma dimezzati. Lella era sesta. Mezzo punto. Quanto basta per finire sui libri alla ragazza piemontese che aveva cominciato guidando il furgone di papà per aiutarlo a consegnare la carne. Il 1975, è stato l’anno di Lauda, ma anche il suo: dieci qualificazioni, dieci gare, sempre con una March; altri due Gran premi nel 1976, con March e Brabham. Conclusa l’esperienza in F1, ebbe più fortuna con le vetture Sport: ottimi piazzamenti alla 24 Ore di Daytona, alla 1000 km di Monza, la vittoria alla 6 Ore di Pergusa. Le ultime apparizioni  a metà anni Ottanta con un’Alfa Romeo nel Dtm, poi sempre corse, ma dall’altra parte con la Lombardi Autosport.  Fino a che un male di quelli chiamati incurabili, le ha spento il motore.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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