No Time To Die, l’ultimo Bond tra Aston Martin, Land Rover e Jaguar… Craig: “Fantastico riavere la DB5”

Il mio nome è Bond, James Bond. Anche nel 25 episodio dell’agente segreto più amato dal pubblico (No Time To Die in uscita in questo fine settimana in Italia), 007 si diverte al volante. Aston Martin di ieri, di oggi e anche di domani, ma pure Jaguar, Land Rover, moto. Tutto fa spettacolo nell’ultimo Bond si Daniel Craig.

No Time To Die segna il ritorno sulla scena bondiana della Aston Martin DB5. Apparsa nelle scene finali di Spectre torna protagonista con Bond e Madeleine sulle strade della costiera italiana.

L’auto continua la sua performance potenzialmente più memorabile in un inseguimento stradale attraverso le strade strette e labirintiche di Matera.

“È fantastico avere di nuovo la DB5”, afferma Craig, “che nella storia è stata ricostruita dopo Skyfall, è tornata in Spectre ed è ora in perfette condizioni, con addirittura degli optional”, dice sorridendo.

“Proprio all’inizio c’è un inseguimento in moto, come un piccolo antipasto per la sequenza di inseguimento in auto in cui Bond è alla guida della DB5”, aggiunge. “Fa tutto ciò che la DB5 di Bond dovrebbe fare, sullo sfondo incredibile di Matera”.

Per girare la sequenza di Matera, i realizzatori hanno utilizzato due DB5 classiche, che hanno una finitura identica. Per la maggior parte dei primi piani con Bond e Madeleine che entrano ed escono dall’auto, la produzione ha utilizzato il veicolo di proprietà della EON apparsa in GoldenEye, Il domani non muore mai, Skyfall e Spectre. Tutte le acrobazie, nel frattempo, sono state girate con otto repliche della DB5 costruite appositamente per la produzione dagli ingegneri della Aston Martin.

Due degli otto veicoli sono stati costruiti come gadget car per contenere la cortina di fumo, il distributore di mine e le mitragliatrici. Dei restanti sei, altri due sono stati dotati di pod per consentire agli stuntman di controllare l’auto stando seduti sul tetto. Così facendo, gli attori sono stai ripresi all’interno dell’auto durante la guida ad alta velocità.

Per la progettazione dei gadget per la sequenza, il supervisore agli effetti speciali Chris Corbould ha lavorato con Fukunaga e i produttori Wilson e la Broccoli per soddisfare i loro desideri da includere nel film. “Cary voleva che la sequenza fosse grintosa”, spiega Corbould, “ma non esagerata. La sequenza si è evoluta mentre giravamo girato le scene a Matera”.

“E sono tanti i fattori che hanno contribuito alla spettacolarità della scena”, aggiunge. “Innanzi tutto, la splendida cornice di Matera: una città con una storia ed un aspetto incredibili; poi l’auto, che fa più di quanto abbiamo visto in Goldfinger nel 1964. Ne abbiamo avuto un fugace assaggio in Skyfall, ma è in Goldfinger la sua ultima grande sequenza. Ora il pubblico assisterà al suo ritorno in tutta la sua gloria con una sequenza spettacolare”.

Nel film appaiono altre tre Aston Martin, tra cui la classica Aston Martin V8 di Bond, guidata dal Bond di Timothy Dalton in 007 Zona pericolo del 1987. E’ presente anche una delle ultime hypercar della Aston Martin, la Valhalla, nella galleria del vento del laboratorio di Q, dove M riceve una chiamata da Bond.

Anche Nomi guida un’Aston, e i realizzatori hanno optato per l’ultima DBS Superleggera, un V12 a 8 velocità da 700 CV, come veicolo rilasciato dall’MI6. L’auto è un aggiornamento del veicolo utilizzato in Casino Royale e Quantum Of Solace ed è stata la scelta perfetta, secondo il produttore associato Gregg Wilson. “Pensavamo che Nomi avrebbe dovuto guidare qualcosa di elegante e cool, e la DBS Superleggera era l’ideale”, afferma.

La sequenza di Matera è ricca di azione e acrobazie emozionanti, e presenta un memorabile salto in moto, che è stato girato in esterni nella città italiana. Nella narrazione, Bond esegue il salto, anche se a cimentarsi è stato lo stuntman Paul Edmondson, usando un antico arco come rampa.

La produttrice Barbara Broccoli crede che questa acrobazia potrebbe rivelarsi uno dei momenti più memorabili del film. “Penso che la gente adorerà quel salto”, dice, “soprattutto perché è stato eseguito realmente”.

Dice anche che il combattimento su una scala, che si svolge nel covo di Safin, si distinguerà come un set indimenticabile. “La lotta per le scale è di grande impatto”, dice. “E gran parte grazie a Daniel stesso”.

Per la squadra degli stuntman, una delle sfide principali nel girare le scene di combattimento di Bond è stata bilanciare l’azione che coinvolge tanti personaggi significativi. Il coordinatore degli stunt Olivier Schneider identifica l’azione a Cuba come un esempio calzante. “Cuba era solo un esempio di un’enorme sequenza che dovevamo progettare e provare”, dice, “ma c’erano salti, combattimenti, sparatorie. È stato un lungo processo raccontare così tanti personaggi allo stesso tempo, pur continuando a sviluppare la storia di Bond”.

Oltre ad aumentare l’adrenalina, Fukunaga e i produttori volevano anche che le acrobazie fossero realistiche, e Craig cerca sempre di dare il massimo quando gira le sue scene d’azione. “Daniel con le sue acrobazie contribuisce attivamente al modo in cui vengono progettate e create”, conferma la Broccoli.

La volontà di Craig di mettersi personalmente in gioco aggiunge molto al suo personaggio, afferma la Broccoli. “Grazie a Daniel, credi davvero che Bond sia in pericolo o che possa farsi male”, dice. “Si fa male e lo sente”.

“Sfortunatamente, ha subìto un incidente alla caviglia in Giamaica all’inizio delle riprese, quindi abbiamo dovuto fare molta dell’azione fino alla fine, e si è sottoposto a un’intensa riabilitazione fisica per arrivarci. È davvero incredibile quello che è riuscito a fare”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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