Dal Giappone arriva l’eco della festa Red Bull, ma anche il messaggio che il suo dominio potrà continuare anche nelle ultime sei gare stagionali e magari proseguire anche nella prossima stagione. Con una certezza: a mettere le ali alla Red Bull è Verstappen. Lo raccontano i flop di Perez
Da segnalare su il Giornale la chicchierata che ho fatto con Felipe Massa che vi propongo in un altro post








Ecco la rassegna stampa di http://www.lo slalom.it
Daniele Sparisci, Corriere della sera: “A Suzuka lo spauracchio di un calo imputabile a nuove direttive tecniche è stato esorcizzato da SuperMax con il 48º successo in carriera (28 centri dall’inizio del 2022, 13 in questa stagione su 16 Gp). Bisognava far capire chi comanda, reagire dopo un passo indietro innocuo ma imprevisto, demolire di nuovo il compagno Sergio Perez. Per marcare la differenza fra uomo e macchina. Non è vero, infatti, come sosteneva George Russell (ieri impegnato in una lotta feroce con Hamilton con cui la Mercedes ha perso tempo e punti) che sulla Red Bull sarebbero in grado di vincere almeno dieci piloti. Basta vedere che cosa ha combinato il messicano”
Leonardo Iannacci, Libero: “La Formula 1 sta diventando un romanzo d’appendice di stampo gattopardesco, dove tutto dovrebbe cambiare ma alla fine nulla muta, proprio come nel capolavoro di Tommasi di Lampedusa. Taluni che masticano davvero poco di sport dei motori si erano illusi, appena sette giorni fa, che la Ferrari fosse tornata ruggente e capace di vincere, come ai bei tempi”.
Mario Salvini, la Gazzetta dello sport: “Dove dobbiamo andare, tutti noi che dopo Singapore abbiamo immaginato (sperato?) in una svolta legata alla Direttiva 18, Max Verstappen ce lo ha detto dopo la pole con un delicato giro di parole. Ovvero a farci friggere (ma lui aveva utilizzato un’immagine meno spiritosa). se vi siete illusi avete fatto male, perché tutto ricomincia come prima. Insomma: Suzuka aveva proposto un’ incertezza come non succedeva ormai da parecchie gare, allora il campione si è subito premurato di stoppare gli entusiasmi. E presto si è capito che il tema sarebbe diventato un altro, cioè non se sarebbe tornato padrone, ma come. Con quanto margine, con quanta autorità”.
Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: “Suzuka, infatti, è il circuito perfetto per esaltare le caratteristiche tecniche della RB19 di Adrian Newey. Curve veloci in appoggio, dove lo sfruttamento perfetto dell’aerodinamica permette di fare una differenza abissale. Basta prendere in considerazione le “esse” velocissime del primo settore cronometrato e misurare i distacchi che Max lì rifilava ai rivali. Solo a Montmeló – se consideriamo i Q3 disputati sull’asciutto – l’olandese aveva piazzato un distacco simile (0”452) al pilota più vicino, Sainz. E non a caso sono le piste su cui, nella storia recente dei GP, si misura l’autentico valore di una monoposto in stagione. La rondine di Singapore non fa primavera, la crescita della McLaren invece autorizza un filo di ragionevole ottimismo alla compagnia”.
Fabio Tavelli, il Foglio: “Ci si rivede in Qatar tra 15 giorni per celebrare il nuovo cannibale del Motorsport. Aveva promesso di stracciare tutti dopo Singapore.ha fatto senza se e senza ma. Come fanno quelli di un’altra categoria”
Giandomenico Tiseo, Tuttosport: “’Non si tratta solo di un GP sfortunato nel caso del messicano. Se si riavvolge il nastro, si può constatare che dopo l’appuntamento di Miami i suoi piazzamenti non siano stati all’altezza del suo compagno di squadra, non ottenendo alcuna vittoria e non salendo sul podio in sette degli undici round disputati. I riscontri parlano chiaro, ma la struttura Verstappen-centrica, alla fine della fiera, basta e avanza”.
Stefano Mancini, la Stampa: “La Red Bull è nata nel 2005 dalle ceneri della Jaguar, che a sua volta aveva rivelato la Stewart. Lo stabilimento è a Milton Keynes, nel cuore della Motor Valley inglese. Lì è stato sviluppato un progetto tecnologico straordinario: dal nulla (o quasi), tra il 2010 e il 2013 sono arrivati i quattro successi dell’era Vettel e poi i due del dominio Verstappen (vincitore del solo titolo piloti nel 2021). Gli altri devono accontentarsi dei premi di consolazione”.
Umberto Zapelloni, il Giornale: “Ormai è così tanta l’abitudine a vincere, che Adrian Newey, l’uomo che ha progettato tutte le Red Bull, fin dai tempi di Vettel, non era neppure a Suzuka a festeggiare con la squadra. Ha preferito partecipare con la sua terza moglie alla Cavalcade Classica con una Ferrari 250, una delle vetture d’epoca che tiene in garage e ama guidare. Ha festeggiato il suo 22° Mondiale (11 piloti, aspettando il dodicesimo di Max e 11 costruttori) guidando una Ferrari. Evidentemente non era troppo preoccupato dagli effetti dell’ultima direttiva tecnica che a Singapore sembravano aver stravolto il mondo. Sapeva che quei problemi non si sarebbero ripetuti su una pista vera”.
Leo Turrini, Resto del Carlino: “L’Olandese Volante non è tipo da… sbinotteggiare. Sbinotteggiare è un verbo inventato qui e ora: serve per descrivere affettuosamente l’atteggiamento di chi, di fronte ad una nuova direttiva Fia, sia lesto a negare qualunque effetto sulla propria vettura. Salvo poi essere smentito dai fatti. Ebbene, quando prima delle qualifiche giapponesi ho sentito l’olandese volante proclamare che la più recente direttiva Fia avrebbe avuto conseguenze zero sul rendimento Bibitaro, beh, mi sono lasciato sedurre dalla speranza. E se il campione del mondo sbinotteggiasse, cioè avesse torto come l’allora capo Rosso, Mattia Binotto, che un anno fa affermò non esserci danno per il Cavallino nelle modifiche regolamentari anti saltellamento (risultato reale: dodici mesi di sconfitte, fino a Singapore)? No, invece. Cioè Verstappen non è Binotto, cioè ancora la Red Bull non è la Ferrari”.
Alessandra Retico, Repubblica: “In prospettiva, oltre alle Frecce, c’è da occuparsi della volata delle McLaren governate dall’italiano Andrea Stella, ex ingegnere di pista a Maranello. Le papaya maturano sempre più: per Norris 2° podio di fila, per l’esordiente Oscar Piastri il primo bronzo in F1 dopo la prima fila”.
Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: “Una strada tortuosa ma inevitabile in mancanza di quella genialità capace di trasformare la complessità in cammino verso la semplicità che ha fatto di Adrian Newey, il Leonardo Da Vinci della F.1 e di quella stella nascente: Andrea Stella, il capo di una modesta McLaren, pronta a divenire una Audi, tra un paio d’anni, in grado di trasformare una mediocre monoposto, capace a Suzuka di superare Mercedes e Ferrari. L’ennesimo rimpianto per una Ferrari che lo ha avuto con sé, salvo poi costringerlo a un fortunato, almeno per lui, abbandono. In queste condizioni a Maranello non rimane che ricorrere a un più burocratico “PFRR”. Giocando allo stesso modo su resistenza e resilienza”.
Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “Nel finale, lo spagnolo ha subito lo stesso giochino astuto che aveva escogitato a Monza in chiave anti-Mercedes: Hamilton ha tenuto Russell in zona DRS affinché potesse difendersi da Carlos, ma le gomme del ferrarista erano più f resche e la sua macchina più veloce, per cui al terz’ultimo giro ha superato Russell. Ma di un sesto posto stiamo parlando e per Leclerc, alla fine, di un quarto, anche detto podio mancato”.


