Rassegna stampa: riecco Bernie, attacca Binotto; il dopo Camilleri, il futuro Ferrari

Più che di Abu Dhabi, sui giornali di oggi, si parla della successione di Camilleri in Ferrari. I nomi? Quelli che abbiamo fatto ieri qui… con l’aggiunta di Diego Piacentini sessantenne, milanese, ex commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale per il Governo…
Ferrari caccia al nuovo ceo. Il dopo Camilleri

Curioso quanto ha scritto Stefano Vergine sul Fatto quotidiano: il merito maggiore di Camilleri in Ferrari è aver consentito un risparmio fiscale di 193 milioni di euro in un anno, perché “è riuscito a far pagare un’aliquota effettiva (tax rate) che tantissime piccole e medie aziende italiane si sognano: solo il 17%. Il merito – leggiamo – non è tanto del fatto che Elkann abbia deciso di spostare la holding che controlla il gruppo Ferrari in Olanda, ma di una specifica agevolazione concessa dall’Italia. A settembre del 2018, nello stesso mese in cui Camilleri è stato nominato amministratore delegato in seguito alla scomparsa di Sergio Marchionne, Ferrari Spa ha infatti firmato un accordo di patent box con l’Agenzie delle Entrate italiana. Si tratta di uno sconto fiscale per le aziende che fanno soldi grazie allo sfruttamento di marchi e brevetti. In sostanza viene concessa un’agevolazione con l’obiettivo di evitare lo spostamento all’estero di beni protetti da copyright”. Il Fatto la definisce “una benedizione per i conti del gruppo”.

Sul Foglio sportivo ho tracciato un bilancio positivo della stagione. La bolla – ho scritto – ha retto.Dal primo gennaio a capo di Liberty Media ci sarà Stefano Domenicali, un manager cresciuto in pista, diventato uomo con la Formula 1: se c’è una persona che può restituire sapori e atmosfere senza trascurare il progresso questo è lui. La Formula 1 è in buone mani”. Lo sarà anche la Ferrari?

 Manca la controprova che sia quella giusta la linea scelta da Mattia Binotto con la benedizione del presidente-assente John Elkann e di Louis Camilleri, l’amministratore delegato che l’altro giorno ha lasciato l’incarico per motivi di salute. Il 2020 della Ferrari è stato imbarazzante, alla fine si è scoperto che pure da ferma la SF1000 aveva dei problemi rallentando i meccanici ai pit stop. Dagli inizi degli anni Ottanta non finiva così indietro nel Mondiale costruttori, dal Duemila a oggi solo in sei stagioni non è riuscita a vincere neppure una gara. La Ferrari vola in Borsa, ma scivola in pista. La proprietà crede ancora in Binotto e nella sua linea. L’Harry Potter di Maranello ha ancora la piena fiducia. Meritata? Ce lo dovranno dire i risultati, l’unico metro di giudizio valido nello sport. La persona è valida, umanamente e professionalmente, ma la struttura andrebbe rinforzata.

Uno sguardo particolare sul futuro Ferrari è quello offerto da Bernie Ecclestone, intervistato da Stefano Mancini per La Stampa... Ha mollato tutto alla Liberty Media ma segue, consiglia, orienta. Se qualcuno si facesse vivo offrendogli un ruolo, altro che, direbbe sì. Lo dice chiaro e tondo, tondo e nero, trovando il modo di intervenire sulle vicende della Ferrari. «Ho sempre creduto, scusi se glielo dico, che il problema siano gli italiani: vogliono tutti comandare e hanno le loro idee. Non dico che si debba mandarli via come si fa con i corrotti, ma bisogna tirare dentro tedeschi, francesi, inglesi, gente che pensa in maniera diversa. Quello che accadde con Jean Todt è emblematico: gli italiani non lo volevano. Li convinsi io a prenderlo, poi le cose andarono per il verso giusto».

Ecclestone non crede granché in Binotto («È in una posizione molto scomoda. Non so se abbia mai voluto davvero diventare team principal. È un ingegnere e si è sempre occupato di questioni tecniche. Quello di cui c’è bisogno a Maranello è di un bravo manager che piazzi le persone giuste nei posti giusti») e pensava che l’uomo giusto potesse essere Flavio Briatore. Non ha la stessa fiducia di Maranello in Charles Leclerc («Non credo che vedremo nulla di spettacolare») e per Schumacherino dice di augurarsi che «gli perdonino gli errori e si dimentichino tutti di come si chiama». Amava la F1 di Lauda e Prost, lo ribadisce, e non gli è mica tanto piaciuta quella roba dei piloti che si inginocchiano perché secondo lui Hamilton «al di fuori delle piste ha affrontato certi temi nel verso sbagliato. Avrebbe potuto fare un sacco di cose in silenzio dietro le quinte». In genere si hanno novant’anni perché hai novant’anni.

Su Binotto ha sempre detto queste cose… Sorprende il suo parere su Leclerc… ma quando pensa che l’uomo giusto per la Ferrari potrebbe essere Briatore beh, cade tutto… Non si vive di soli ricordi mister E….

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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