Verstappen contro Hamilton si prendono un sacco di spazio sui quotidiani italiani dove solo la Gazzetta, inspiegabilmente, non mette neppure una riga di F1 in prima (boh!). Grandi spazi sui quotidiani politici che per la maggior parte hanno deciso di aprire la sezione sport con il duello dei duelli. Buona lettura.

L’equipe dedica due belle pagine all’arbitro del mondiale. Www.lo slalom.it le ha elaborate così: Masi è un 42enne australiano in carica dal 2019. Frédéric Ferret su l’Équipe di stamattina gli dedica un ritratto di due pagine, scrivendo che “i bambini sognano di diventare un astronauta, un pompiere o un agente di polizia. A volte le loro speranze si estendono fino a diventare un pilota da corsa. Non Michael Masi. Lui sognava di diventare qualcosa di completamente diverso. Da bambino voleva fare lo chef. E poi molto velocemente, nonostante uno stage in un grande ristorante di Sydney, la sua città natale, si è staccato dall’idea. L’obiettivo della sua vita è diventato presto quello di seguire il percorso di Charlie Whiting, il leggendario direttore di gara di Formula 1, morto improvvisamente per un’embolia polmonare all’alba della stagione 2019, in Australia”.
Whiting è quello che il giornale francese definisce un uomo da bello e cattivo tempo, insediato nel suo ruolo per 22 anni da Bernie Ecclestone. Un accentratore che andava a controllare anche l’immondizia, ogni giorno, sul serio. “Charlie era IL riferimento”. Articolo a lettere maiuscole. “Non era solo un direttore di gara, era anche il direttore tecnico. Per sostituire questo maniaco del lavoro che per quattro decenni ha costruito le regole del gioco della F1 e le aggiornava quotidianamente, la FIA ha dovuto raddoppiare i posti. Nicolas Tombaztis ora gestisce la tecnica. Masi si occupa della gara”.
Significa che va in sopralluogo sulle piste e ogni venerdì sera, compreso ieri, novanta minuti dopo le seconde prove libere, fa un discorsetto pieno di e raccomandazioni, affinché la domenica vada tutto bene. Si deve a lui il ripescaggio dopo molti anni della bandiera bianconera, un equivalente del cartellino giallo, andata in disuso. In Brasile, Verstappen ne ha avuta una. Si deve a lui la scoperta che via radio la corsa può diventare un suk, ha scritto l’Équipe l’altra settimana. Un mercato di scambi.
«Non è difficile da gestire – sono le sue parole – queste conversazioni vanno avanti da anni. La novità è che ora vanno in onda». E bisogna rispondere in fretta. Come a Silverstone, quando Toto Wolff gli suggerì di andare a controllare le email, gliene aveva mandata una sull’incidente tra Hamilton e Verstappen.






Masi non fece refresh e non l’aprì. «Non sono influenzato da nessuno – dice – secondo le decisioni favorevoli a questo o quello, la vostra opinione sui nostri giudizi cambia. Ci sarà sempre uno felice e uno arrabbiato. Come nel calcio o nel tennis. Fa parte del mio lavoro».
Al quotidiano francese dice che vorrebbe godersi anche lui l’ultimo GP, «una grande battaglia con due grandi scuderie e due grandi piloti. Voglio che questo sia un grande campionato e che incoroni un grande campione». Nell’incontro con i piloti ieri sera ha detto che non vuole un finale con un incidente come Senna-Prost, Schumacher-Hill o Villeneuve-Schumacher. Anche se tutti lo sospettano.
«Non devo decidere il titolo – sono ancora sue parole – se ci dovesse essere un incidente, lo guarderemo con attenzione e se qualcuno ne avrà la in colpa, sarà penalizzato in base alla gravità della sua azione. Non ci sono io al volante delle macchine. I piloti prendono le loro decisioni».


Visto dall’Inghilterra che trepida per Hamilton, visto da Uche Amako del Telegraph, Masi è l’uomo che nel 2020 privò il pilota britannico della vittoria a Sochi. Viene definita la più grossa controversia nella quale sia finito. Lui replica in modo più diplomatico e rende omaggio al suo predecessore dicendo di non potersi mettere nei panni di Whiting. In una intervista di un anno fa con il New York Times dichiarò che «quando le persone mi chiedono com’è sostituire Charlie, io rispondo che no, sono diventato direttore di gara in Formula 1 e delegato alla sicurezza, ma non sto sostituendo Charlie. Nessuno potrà mai farlo».


