Il Gran premio d’Ungheria ha permesso a Max Verstappen e alla Red Bull di dare un altro po’ di sprint ai loro record. Max si prende i titoloni, mentre la Ferrari raccoglie solo critiche (e ci mancherebbe altro). Per Max comincia il conto alla rovescia verso la certezza aritmetica del titolo. Per la Ferrari c’è la solita caccia al colpevole che, purtroppo non è uno solo… sarebbe facile risolvere il problema se il clpevole fosse una persona e non un sistema.








Ecco la rassegna stampa di www.loslalom.it
Massimo Calandri, Repubblica: “La Red Bull si è presa il primato di vittorie consecutive, 12. Era della McLaren, resisteva da 35 anni. Nella classifica costruttori hanno più del doppio dei punti della Mercedes, seconda. Al box, i meccanici del team austriaco (con base a Milton Keynes) hanno impiegato un secondo e 9 decimi, meno di uno starnuto, per cambiare tutti e quattro gli pneumatici: altro primato. Basta, ci arrendiamo”.
Umberto Zapelloni, il Giornale: “Non si vede che cosa possa impedire alla Red Bull di vincere tutte le gare quest’anno. Il gran premio d’Ungheria si è deciso in un lampo, al via, quando Max ha bruciato Hamilton addormentatosi sul più bello e crollato dalla pole al quarto posto in due curve. Lewis, che poi ha chiesto scusa al suo box per la brutta partenza, ha sbagliato, ma Max ci ha messo molto di suo con una staccata imperiale. Sapeva chi aveva di fianco. Ha voluto lasciare il segno. La corsa per la vittoria in pratica è finita lì”.
Stefano Mancini, la Stampa: “Il copione è immutato: vince SuperMax e quasi sempre dalla pole position, a volte senza fare un solo sorpasso. Formula noia, appunto. Eppure è diventato un format: qualche brividino di incertezza alla partenza, le prime curve per scrollarsi di dosso gli inseguitori e via fino al traguardo. A volte, mentre guida in solitudine, Verstappen chiama via radio il suo ingegnere per segnalargli problemi inesistenti. Ieri si è preoccupato per la presenza dei marbles che a suo dire disturbavano le manovre di doppiaggio. I marbles sono biglie di gomma usata che si accumulano a bordo pista. Altre volte chiede informazioni su Perez, il compagno di squadra, tanto per sentirsi dire che ha un minuto di distacco”.
Giorgio Ursicino, il Messaggero: “Max, quando si è fermato la seconda volta ai box a montare un treno di gialle medie come quello con cui era partito, ha stampato al rientro tre “fucsia” abbassando il giro più veloce di due secondi e mezzo. Una scena irreale che lascia immaginare come la sorte del quinto, arrivato al oltre un minuto di ritardo, sarebbe potuta capitare anche al secondo o, forse, tutti gli avversari potevano finire doppiati”.
Luigi Perna, La Gazzetta dello sport: “L’ex “bad boy”, protagonista di tanti incidenti a inizio carriera, ora è un pilota che non sbaglia mai e sa dosare a piacimento aggressività e intelligenza tattica. E chissà che cosa potrà ancora riservargli il futuro, considerato che ha 25 anni, se solo avrà voglia di continuare a correre e a vincere”.
Roberto Chinchero, Motorsport: “Verstappen è l’unico che guida una F1 in un campionato di F2. Toto Wolff ha sintetizzato bene qual è la differenza fra l’olandese e tutti gli altri. Nel paddock si fanno già i calcoli su quando Max potrebbe diventare campione del mondo per la terza volta: c’è chi scommette su Suzuka”.
Daniele Sparisci, Corriere della sera: “È la prima volta, nel debriefing post gara, che Fred Vasseur ride pochissimo di fronte a una stagione che sta prendendo una piega simile a quelle del 2020 e 2021, anni di cocenti umiliazioni. Impegnato nel costruire il futuro (Loic Serra, tecnico Mercedes, è un ottimo colpo, era stato cercato anche da Binotto), non può trascurare il presente quando mancano 11 Gp alla fine. Per quanto sia scadente questa macchina, si deve trovare un modo per limitare i danni, per non ricadere sempre nella stessa spirale negativa, la Ferrari non è la Sauber e non può permettersi di tirare in remi in barca”.
Leo Turrini, Resto del Carlino: “Un anno fa, luglio 2022, cadeva il governo Draghi. Nello stesso periodo, la Ferrari vinceva due Gran Premi di seguito, fra Inghilterra e Austria, uno con Sainz e uno con Leclerc. Sembrava l’inizio di un’era Rossa. Sono passati dodici mesi. Sul nuovo governo libero ognuno di pensarla come meglio crede. Ma sulla Ferrari proprio non c’è discussione: il salto all’indietro è clamorosamente plateale. Tutti gli indici sono negativi. La macchina del Cavallino, semplicemente, è troppo lenta. Ieri ho addirittura avuto l’impressione che dall’abitacolo l’olandese seguisse sul display la diretta televisiva dell’ultima tappa del Tour de France, tanto distanti erano i presunti concorrenti”
Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “La Ferrari aveva lasciato Silverstone col morale friabile, un po’ come un tennista cui non funziona più il dritto. Poi ieri all’Hungaroring, senza freddo né curvoni veloci, s’è accorta che neanche il rovescio va bene. Ma sì, siamo alla sopraffazione”.
Michele Mazzeo, Fanpage: “Il lentissimo primo pit-stop, dovuto ad una pistola idraulica non perfettamente funzionante, ha infatti compromesso la gara del monegasco che dal quinto posto è scivolato momentaneamente fuori dalla zona punti. come se non bastasse, nei 70 giri del GP d’Ungheria ha dovuto fare i conti anche con un problema alla radio che non gli permetteva di comunicare con il muretto della Ferrari”.
Giorgio Pasini, Tuttosport: “Com’è che si dice? Già, sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Ecco, ora possiamo davvero dire che il Rosso Ferrari sia il colore dell’inferno e che a Maranello sbagliano tutto quello che c’è e si può sbagliare: macchina, uomini, strategie, sviluppi e loro gestione e di nuovo pure i pit-stop. Il tutto corredato da un capo che predica bene ma intorno nessuno gli viene dietro e piloti che litigano tra loro, accendendosi in pista solo per stare uno davanti l’altro, e col muretto, contestando ogni scelta e proposta. Imbarazzante”.
Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “A furia di ascoltare pronostici in arrivo da Maranello, regolarmente smentiti dalla Scuderia di Maranello, viene il sospetto di avere a che fare con una tendenza al masochismo incomprensibile quanto il carattere della SF-23. Ma sì, a Budapest, dietro sempre ad almeno tre altre squadre, abbiamo avuto errori occasionali al pit-stop, penalità, una strategia inutilmente sfavorevole a Sainz. Sono pene accessorie perché i veri guai stanno altrove. Dove, esattamente, a quanto pare e a sentir loro, nessuno sa dirlo”.
Pablo de Villota, El Confidencial: “Il nono posto di Fernando Alonso in Ungheria: una sconfitta che ha tanti padri Non è un caso che da quando è stato introdotto l’ultimo pacchetto di evoluzione di Aston Martin, le auto verdi non siano migliorate molto. È chiaro che le evoluzioni introdotte dal resto dei team hanno funzionato molto meglio”.
El Mundo: “75 secondi in 70 giri: come ha fatto l’Aston Martin di Alonso a perdere così tanto ritmo?”



I soliti ferrartristi pronti, al prossimo GP positivo, a dire che tornano in corsa per il mondiale. Magari quello del 2024…