Ricordando #Gilles: 37 anni dopo cerchiamo il nuovo #Villeneuve

Trentasette anni oggi. Era l’8 maggio 1982 quando a Zolder volò in cielo un angelo venuto su questo mondo per entusiasmare le folle: Gilles Villeneuve.

È uno di quei giorni in cui uno si ricorda dov’era e che cosa stava facendo. Uno di quei giorni che gli appassionati non riescono a togliersi dalla pelle come quando il catrame di annerisce un tallone. Gilles Villeneuve è stato il grande colpevolezza del mio amore per la Formula 1. Prima era passeggero, quando lui cominciò a correre, divenne costante. Imperdibili le gare in tv e le corse in edicola ad acquistare Autosprint e Rombo. La chiamavano la Febbre Villeneuve. Febbre Gilles. Io ne fui contagiato. E non è più andata via.

Gilles ha vissuto con l’acceleratore sempre pigiato a fondo. Non si è mai risparmiato e per questo la gente, ferrarista e non, lo ha amato profondamente. Ha vinto solo 6 gare e non c’è pilota che abbia vinto così poco ma sia riuscito a entrare nel cuore dei tifosi e di Enzo Ferrari.

Un pilota spettacolare, spericolato, ma anche un campione che sapeva giocare di squadra. E questo è un aspetto di Gilles che la gente tende a dimenticare. Ricordiamoci quanto ha fatto per Jody Scheckter nel 1979 quando il Mondiale avrebbe potuto vincerlo anche lui. (Mini spot personale: per rinfrescarvi le idee in libreria il mio Ferrari, gli uomini d’oro del Cavallino)

Chi disegna le storie lassù ha pensato bene di richiamarlo troppo in fretta lasciando tutta la gloria a suo figlio Jacques che al Mondiale ci è arrivato facendo piangere i ferraristi (e Schumacher). Jaccques che oggi corre in EuroNascar (in questo weekend in Franciacorta) riesce a far correre veloci anche le parole quando commenta le gare su Sky. È stato un ottimo pilota, ha solo sbagliato a inseguire troppo presto i denari rispetto alla gloria. Ma è stato bello che dopo tanti anni abbia ricominciato a parlare di papà senza più ombre, senza più freni.

Villeneuve ci resterà nel cuore come solo i più grandi. Oggi sulla Gazzetta Bernie Ecclestone paragone Charles Leclerc a Gilles. Beh andiamoci piano. Ma solo perché sto cominciando a voler bene anche a lui… Magari lo ricorda per come mette di traverso l’auto, ma poi fuori dall’abitacolo sembra davvero di tutt’altra pasta. Anche se dietro al sorriso da bravo ragazzo c’è una competitività che dobbiamo ancora conoscere del tutto.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

3 commenti

  1. C’è un video dove Gilles suona con la tromba “summertime”. E’ struggente anche se, ovviamente, la qualità del’interpretazione non è granchè, ma lui non era un musicista. Era un “piccolo” aviatore! Indimenticabile.

    1. Ricordo viaggiava con la tromba…

  2. Grande Gilles, grazie per averlo ricordato!

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