#Scheckter 70: l’ultimo campione di Enzo #Ferrari

Jody a Monza con Piero Ferrari e i suoi meccanici

Jody Scheckter, uno dei 9 uomini d’oro del Cavallino (https://topspeedblog.it/ferrari-gli-uomini-doro-ecco-il-mio-libro/) compie 70 anni il 29 gennaio. E’ stato campione del mondo con la Ferrari nel 1979, l’ultimo prima di Michael Schumacher, l’ultimo per 21 lunghissimi anni. Auguri Jody!

Jody Scheckter ha interpretato la parte di quello che è venuto in Formula 1, ha preso il titolo e i soldi ed è scappato. Non sentiva più l’adrenalina, il richiamo delle corse. Ha vinto ed è scappato via verso altre due vite diversissime, ma ugualmente ricche di soddisfazioni, prima in America poi nella campagna inglese dove oggi pruduce mozzarelle di bufala bio e pure uno sparkling wine che non esita a definire champagne.

A settembre è stato a Monza a celebrare i 40 anni del suo mondiale. Era in grande forma. L’orso scontroso e chiuso di quarant’anni prima aveva lasciato posto ad un uomo sorridente, disponibile, rilassato. Tutto un altro Jody.

Scheckter è stato l’ultimo campione del mondo di Enzo Ferrari. Eppure Ferrari non lo aveva amato più di tanto. Lo aveva ingaggiato per la sua aggressività, il suo modo di correre attaccando. Si era ritrovato in squadra un pilota alla Lauda. Un passaggio fondamentale per conquistare il titolo. Ma Ferrari soprattutto non aveva mai digerito le dichiarazioni rilasciate da Jody sulla pericolosità di Imola. Non sopportava che un suo pilota potesse criticare una pista dedicata a suo figlio Dino. Anche se poi l’amarezza si stemperò e l’ingegnere di Jody non potè che parlare bene: “Presentatosi alla Ferrari come un personaggio curiosamente difficile, mi lascia il ricordo di un uomo dimostratosi leale e di ottimi sentimenti”.

Così lo descrisse nel suo Piloti che gente!:

“Jody Scheckter, grintoso sudafricano di famiglia lituana, lo osservavo con interesse e simpatia da due anni, convinto che la sua esuberanza l’avrebbe portato, con l’adeguata assistenza tecnica di una squadra professionale, ai vertici mondiali. I suoi impegni con la nascente esperienza Wolf non gli consentirono subito il passaggio alla Ferrari, così soltanto nel 1979 ha potuto correre con noi, coronando quel successo al quale lo ritenevo predestinato e dimostrandosi non soltanto un combattente audace, ma anche un razionale calcolatore di risultati intermedi. Qualità questa che probabilmente nessuno gli avrebbe attribuito in precedenza”.

Con Scheckter ho sperato che risultasse smentita la mia teoria sulla parabola dei campioni del mondo e invece neanche lui ha fatto eccezione alla regola. Ha chiesto di parlarmi. Mi ha raccontato della famiglia, del secondo figlio, dei suoi interessi finanziari in Europa, del suo desiderio di sistemarsi per il futuro a Montecarlo rinunciando alle corse, da bravo, previdente uomo d’affari. L’ho confortato nella sua decisione, ricordando il tumulto dei miei sentimenti di pilota quando, nel 1931, stava per nascere il mio Dino…”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

1 commento

  1. L ultimo ad aver vinto in pista un titolo fiat

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