#Taruffi la volpe argetata e la sua unica vittoria in F1 con #Ferrari

“Taruffi su Ferrari 2000 quattro cilindri ha vinto il Gran Premio di Svizzera, prima prova di campionato mondiale, affermandosi splendidamente in una gara che se non è stata delle più combattute per la superiorità delle Ferrari, è stata egualmente molto dura”, il 18 maggio del 1952 Piero Taruffi vinse il suo unico Gp di Formula 1 con la Ferrari e così lo racciontava il “Corriere della Sera”.

La volpe argentata (El zorro plateado, dicevano in Messico per la capigliatura, ma anche per la furbizia), come tutti chimavano l’ingegnere pilota, ha vinto dovunque. In moto e in auto:  la Targa Florio nel 1952, la Carrera Panamericana nel 1951 e la Mille Miglia nel 1957. Fu secondo nella Coppa d’Oro delle Dolomiti del 1953. E in Formula 1 correndo contro gente come Ascari, Fangio &c. vinse quella volta soltanto arrivando terzo nel mondiale 1952. Ha disputato 41 corse motociclistiche e 136 automobilistiche, tra cui 18 gare del Campionato del Mondo di F1. Gli piaceva anche fare il collaudatore (era ingegnere) e inseguire record: come con la Rondine Gilera carenata con la quale, nel 1937, stabilì il nuovo record del mondo sul chilometro lanciato toccando i 274 km/h. O con il famoso Bisiluro motorizzato Maserati 4 cilindri di 1720 cm3, in grado di erogare 240 CV, con cui, nel 1952, stabilì un altro record del mondo sulla Fettuccia di Terracina toccando una velocità massima di 313 km/h media record nei due sensi di marcia.
Nato ad  Albano Laziale il 12 ottobre 1906, se ne è andato a Roma il 12 gennaio 1988.

A lui è dedicata oggi la pista di Vallelunga e un museo: https://www.museotaruffi.it

Enzo Ferrari, nei suoi libri, descrisse così il suo trionfo alla Mille Miglia, la gara con cui concluse la carriera, lasciando poi il volante a sua figlia Prisca http://priscataruffi.com/profile/

Altra volpe argentata – come lo chiamava la folla per i capelli grigi degli ultimi anni e per il temperamento – era l’ingegner Piero Taruffi, che debuttò proprio con un’Alfa della Scuderia Ferrari nel 1931 al circuito di Bolsena. Debuttò e vinse. Dopo anni e anni di corse e di record, a quest’uomo
che si era dedicato con inesausta passione all’agonismo – si era impegnato anche in numerose corse motociclistiche –, a quest’uomo pignolissimo sia nelle sperimentazioni tecniche sia nella preparazione atletica prima di una gara, mancava ancora la vittoria più agognata: quella della Mille Miglia. Taruffi l’aveva inseguita con un accanimento commovente. Così venne la Mille Miglia del 1957 e lui, su mia proposta, promise alla moglie che se l’avesse vinta avrebbe finalmente piantato le corse.

Decisi che, se avessi potuto, lo avrei aiutato; il destino doveva disporre proprio così. Taruffi fece la sua corsa con grande animo, lottando da pari con ragazzi scatenati quali Peter Collins, Wolfgang von Trips e tanti altri delle nuove leve. Lo attesi a Bologna. La gara, sotto le intemperie, si
svolgeva drammatica. Quando arrivò, mi disse che accusava una sensibile stanchezza psichica: la durezza della prova lo aveva affaticato. Inoltre, diceva, la sua macchina non era più brillante come nella prima parte del percorso. Lo rincuorai: «Lei deve continuare perché può vincere». Lo informai rapidamente, infatti, che Collins era transitato primo assoluto, ma che lamentava difficoltà meccaniche per un guasto al ponte. Lui aveva perciò alle costole soltanto von Trips. Andasse, dunque: con von Trips avrei parlato io.

von Trips, questo nobilissimo giovane, rispettò la consegna: anche quando intravide e raggiunse Taruffi, si astenne dall’ingaggiare con lui una lotta che avrebbe potuto portare all’eliminazione di uno dei due. Così Taruffi, proprio all’ultima delle gloriose Mille Miglia, coronò il suo sogno di pilota completo. E mantenne la promessa fatta alla signora Isabella. In una intervista, ad anni di distanza, affermò di aver sostenuto una lotta accanita con von Trips che a tutti costi voleva superarlo. Von Trips era già scomparso
a Monza nell’incidente con Jim Clark.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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