Addio a Frank Williams l’ultimo dei mohicani

E’ morto a 79 anni sue Frank Williams, l’uomo che sognava di diventare Enzo Ferrari. Ecco come lo racconto nel mio La Formula1 in 50 ritratti appena ristampato da Centauria.

Se Alex Zanardi è un eroe dei tempi moderni, Frank Williams non lo guarda da molto lontano. Da una sedia a rotelle ha diretto la scuderia che porta il suo nome e le monoposto che portano le sue iniziali FW a conquistare 9 titoli costruttori e 7 piloti. Ha avuto un braccio destro geniale come Patrick Head uno dei migliori progettisti degli anni Ottanta e Novanta, ma sir Francis Owen Garbett Williams è stato decisivo nel tenere unita la squadra, scegliere i piloti e i motori giusti. Nella sua prima vita non aveva un centesimo e la leggenda racconta che spesso la squadra dovesse fuggire dagli hotel perché non aveva i soldi per pagare i conti o che un anno gestì tutta la stagione da una cabina telefonica perché gli avevano tagliato i fili del telefono. Trovò sponsor e finanziamenti anche in Italia, tanto che parla benissimo la nostra lingua.

Il salto di qualità lo fece quando, fallita la Frank Williams Racing Cars creata nel 1966, fondò insieme a Patrick Head la Williams Grand Prix Engineering che oggi è gestita (non esattamente benissimo) da sua figlia Claire, la prima donna a diventare Team Principal. Ha vinto quattro mondiali (2 costruttori e 2 piloti con Jones e Keke Rosberg) prima di ritrovarsi su una sedia a rotelle, lui che era un maratoneta e stava correndo in auto verso l’aeroporto proprio per partecipare a una gara il giorno dopo. Viaggiava troppo allegramente sulle strade della Costa Azzurra dopo una giornata di prove, quando la sua auto uscì di strada capottandosi e Frank si ritrovò tetraplegico con la quarta e la quinta vertebre fratturate. Non si chiuse in casa a commiserarsi. Appena dimesso dall’ospedale tornò in fabbrica e poi ai box.

Bastava uno sguardo con i suoi occhi chiari per rimettere ordine. Sapeva essere gentilissimo, ma anche spietato negli affari tanto che molti suoi piloti dopo aver vinto con lui hanno cambiato aria (e ingaggio) . Il più grande dolore della sua vita è di aver visto morire al volante di una sua auto Ayrton Senna, il pilota che più ha amato e al quale per primo diede la possibilità di provare una Formula 1 nel 1983, l’anno prima del suo esordio.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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