Doctor #Hamilton e mister #Lewis: in pista sento di avere dei superpoteri

Lewis Hamilton non si accontenta di sbriciolare ogni record in pista. Orami è a due sole vittorie dalle 91 di Michael Schumacher, una vetta che pareva irragiungibile quando il primo ottobre 2006 in Cina la raggiunse. Quattordici anni dopo Lewis è pronto al doppio aggancio. Prima il numero di gare, poi quello di mondiali.

Intanto sfrutta i social come nessun altro. Per le sue battaglie sociali che ci raccontano l’uomo oltre al campione. Nell’ultimo post ci parla di un doppio Lewis. Il superuomo in pista e l’uomo che predica amore dall’altra parte. Un campione completo che non si ferma alle vittorie. Va detto che Lewis sta ormai raggiungendo un livello che solo pochi fuoriclasse nel mondo dello sport (e non solo della F1) hanno toccato.

“Ci sono due lati di me. Il primo è quello che vedete in TV. Quello competitivo, il pilota affamato che è in me e che esce quando abbasso a visiera del mio casco. Quando chiudo la visiera prendo vita. Tutte le mie paure e le mie insicurezze sono messe da parte. Mi concentro e non smetto di esserlo sino a quando non ho fatto quello che devo. Mi sento come se avessi i superpoteri che ho sempre desiderato di avere, quando sono al volante della mia monoposto”.

“Poi, ci sono semplicemente io. Una persona che cerca di capire la vita giorno dopo giorno, proprio come voi. Cerco di trovare la serenità, gestire il tempo, bilanciare lavoro e vita privata e cercare tempo per la mia famiglia e i miei amici. Lavoro sulla gestione delle mie emozioni e cerco di trovare tempo per altre cose di cui sono appassionato. Come tanti di voi, sto solo cercando di essere e fare del mio meglio in ogni cosa”.

“Ho anche tanti giorni difficili. Specialmente nella bolla in cui stiamo vivendo attualmente. Mi sento solo, perdi amici e famiglia, e con gare così ravvicinate tra loro significa non avere tempo per altro, se non per il lavoro. Dunque sono grato alle persone più vicine a me per aiutarmi a trovare il giusto bilanciamento delle cose, anche se si tratta solo di messaggi, telefonate o videochiamate”.

“Quello che vorrei cercare di dire è, non è mai una cosa sbagliata chiedere aiuto se ne hai bisogno, o dire a qualcuno come ti senti. Mostrando il tuo lato vulnerabile non ti rende sbagliato o debole. Io vedo questo come un’occasione per diventare più forte e migliore di quanto non fossimo prima. Ovunque ci si trovi nel mondo, spero e prego che sappiate quanto siete incredibili, fortunati, talentuosi, belli e forti, e non importa quello che dicono le altre persone, potete fare quasi tutto ciò che avete in testa. Tutto quello che dovete fare è crederci e mettervi all’opera per fare quello che pensate. Con amore”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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