E’ il momento per #Dovizioso: “Campione e poi disoccupato… chissà”

Stessa pista, stessi sogni. La MotoGp replica il Gran premio d’Austria cambiane solo il nome in Gran premio di Stiria (come la Formula 1) e Andrea Dovizioso, il divorziato (dalla Ducati) più famoso dell’estate, ha solo un’idea in testa. Vincere ancora e prendersi la leadership del campionato.

Ecco come si è raccontato a La Repubblica questa mattina:

«Considerata la situazione, mi ha fatto bene dire addio in quel momento. Ora riesco a concentrarmi meglio sulla prossima corsa, sul campionato mondiale. Per me era diventata una situazione particolare, dunque ho pensato solo a tirare fuori il meglio, quanto più c’era di buono in me. E adesso non la sto vivendo per niente male».

Il prossimo anno, con le squadre già al completo, rischia di restare a piedi. Magari da campione del mondo.
«E allora? È presto per pensare alla stagione del 2021: ho molte idee diverse, vediamo cosa accade nel frattempo. L’importante è restare rilassato e tranquillo. Come è esattamente ora».

Ha trascorso otto anni con la Rossa condivendo tante gioie e anche delusioni.
«All’inizio è stata dura. Posso dire che io non ero nel mio momento migliore, ma la Ducati la prima stagione era proprio giù. Poi insieme abbiamo cominciato a crescere, poco alla volta, ed è stato tutto più bello. Quando ripenso a quelle vittorie all’ultima curva su Marquez, che goduria. Ma la vera felicità l’ho toccata al circuito del Mugello, tre anni fa. Venivo da una settimana di liti, il sabato notte avevo vomitato per il nervoso che avevo dentro: ed ecco che arriva quel successo che avevo inseguito per tutta la vita. È stata una emozione così potente che mi ha devastato: la domenica sera non ho avuto la forza di fare festa».

Un italiano che vince, su quella che è la moto più italiana di sempre.
«Effettivamente con la Rossa è tutto diverso. Ho corso con Honda e Yamaha, alla fine se vinci è sempre fantastico. Ma è vero che la Ducati è un’altra cosa: per tutti, non solo per un italiano. Tra pregi e difetti è scusate il gioco di parole – così ‘italiana’ dentro: ruspante, aggressiva, spregiudicata. Per molti aspetti tutto questo mi mancherà».

Peccato che abbia dovuto incrociare quel demonio di Marquez.
«Il più forte che ho affrontato, e nel mio periodo migliore. Però nessun rimpianto. Nel 2017 gli sono andato vicinissimo, e ripenso a come ci siamo giocati tutto nell’ultima gara a Valencia. L’anno dopo mi sono sentito ancora più forte»

Quest’anno il Cannibale è fuori per infortunio. Se non ora quando?
«Ogni campionato mondiale è una storia a sé. Siamo partiti con le stesse possibilità, in passato altri piloti si sono fatti male e non per questo il mondiale ha avuto un valore diverso. Certo, con Marc in forma e in pista cambia tutto: però chi vince questo titolo sarà il più forte, e basta».

È l’anno di Dovizioso?
«Tutta questa euforia mi fa piacere, però meglio restare calmi: qui in Austria abbiamo margini di miglioramento, però anche gli altri non hanno espresso tutto il loro potenziale. E poi vediamo gli altri circuiti, se riusciamo ad adattarci alle nuove Michelin».

Perché ormai non basta più il talento puro. Il pilota deve essere sapersi adattare, cambiare stile di guida. Una metamorfosi ambulante.
«Esatto. Come se Maradona improvvisamente avesse dovuto fare il terzino su è giù per la fascia. Ma non ci vedo niente di male: gli sport cambiano. Evolvono. E tu devi farti trovare pronto. Non basta essere il più veloce, bisogna essere completi».

Nonostante il prossimo divorzio e i rapporti – raccontano – non buonissimi con Gigi Dall’Igna, il direttore generale di Ducati Corse, si può continuare a collaborare nel box come niente fosse?
«Io non ho alcun dubbio che daremo tutti il massimo, sino alla fine. Personalmente ho l’esperienza e la consapevolezza per poter continuare a crescere e dare il 100%. Speriamo sia sufficiente».

Domenica Rossi e Viñales sono stati sfiorati dalle moto di Morbidelli e Zarco. Questione di centimetri, di millesimi. Un miracolo. Come si fa a tornare in sella?
«Con Valentino non ho ancora parlato, l’ho visto molto scosso.Però ha ripreso subito, è andato alla grande. Perché fa come me, come tutti: se la racconta. Se vuoi fare il pilota, realizzare il tuo sogno, a questi livelli non hai il diritto di impressionarti. Tu con quel limite ci giochi in pista ogni giorno. Non puoi permetterti di dubitare. E se lo fai, quando lo fai smetti».

Ma come si corre senza pubblico?
«È strano, come è strano il paddock vuoto. Ma a qualcosa si doveva rinunciare, pur di andare avanti: la Dorna ha un protocollo molto severo, anche se è chiaro che non puoi controllare sempre tutto. Lo so che è difficile dare dei consigli, quando hai a che fare con un nemico invisibile, però a chi resta a casa dico: siate prudenti, sempre».

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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