I 50 anni di Badoer, il “mediano” di Schumacher

Compie 50 anni Luca Badoer, l’uomo nascosto dietro ai grandi record della Ferrari di Schumacher. Un grande lavoratore dietro le quinte, un vero stakanovista delle prove private (quando era consentite). In carriera (dal 1993 al 1999, più due apparizioni in Ferrari nel 2009) ha corso 50 gran premi senza mai raccogliere un punto (si premiavano solo i primi sei). Però si calcola abbia percorso più di 135 mila chilometri di test con la Ferrari di Schumi…

Diamo a Luca quel che è di Luca. Ossia il merito di aver lavorato per anni nell’ombra riscuotendo la grande fiducia di Michael Schumacher e di Jean Todt. Il che non è poco. Lui girava… girava, girava. Estate, inverno. Freddo, caldo. Con il sole, la pioggia, forse anche la neve. Chiamavano e lui rispondeva presente. Sempre. Raccoglieva dati preziosi, dava anche indicazioni preziose e poi la domenica si sedeva davanti alla Tv a vedere vincere Schumi (e qualche volta Irvine, Barrichello o Massa).

Un lavoro oscuro e spesso sottovalutato. Lo stesso che Emanuele Pirro aveva fatto in Giappone per Senna e Prost ai tempi della Honda. Piloti che conoscevano a perfezione le loro monoposto, ma che si limitavano agli allenamenti, poi in partita non sedevano neppure in panchina, finivano in tribuna. Badoer è stato importante nei trionfi di quella Ferrari.

Io non sono mai stato generoso con Luca. E un po’ me ne pento. Ricordo di aver scritto, quando Schumi si ruppe una gamba nel 1999 a Silverstone, che la Ferrari avrebbe fatto bene a cercare un altro pilota e a non promuovere il suo collaudatore. Forse sono stato ingeneroso. Quella chance l’avrebbe anche meritata, però l’hanno pensata così anche Montezemolo e Todt che ingaggiarono Salo…

Badoer è stato il mediano di Schumacher, quello diventato eroe nella canzone di Ligabue. Quei mondiali li ha vinti anche lui standosene dietro i riflettori.

Una vita da mediano/A recuperar palloni/Nato senza i piedi buoni/Lavorare sui polmoni

Una vita da mediano/Con dei compiti precisi/A coprire certe zone/A giocare generosi

Luciano Ligabue

A Badoer la chance è poi arrivata troppo tardi, quando era già stato troppo lontano dalle gare. Corse due gare nel 2009. Andarono malissimo e al suo posto fu ingaggiato Fisichella che non fece molto meglio. Quella era una Ferrari complicata e difficile da guidare anche per chi come Giancarlo aveva appena ottenuto grandi risultati con la Force India. E anche per Badoer quella chance era arrivata con 10 anni di ritardo… Quella monoposto non la conosceva come quella del 1999, anzi non la conosceva per niente…

La sua gara più bella l’ha disputata con la Minardi al Gp d’Europa del 1999 al Nürburgring. Partiva dalla decima fila e tenendo le gomme d’asciutto anche con la pista bagnata,  risalì fino al quarto posto. Un’impresa, vanificata a dodici giri dalla fine dalla rottura del cambio.

Di quegli anni gli è rimasta l’amicizia con Schumi, la stima di chi ha lavorato con lui.

In Inghilterra, nel 1992, conobbi Michael – ha raccontato Badoer – . Ho approfondito meglio il rapporto con lui nel 1998 quando sono diventato collaudatore Ferrari. Andavamo in auto alla pista di Fiorano, dove alla galleria del vento venne fatta la presentazione della F300. Da lì è nato un rapporto di amicizia, fiducia e fratellanza, che dura tuttora. Sembra che la F1 sia come una bolla dove una volta fuori ognuno va per la sua strada. Ma con Michael e Corinna abbiamo fatto vacanze insieme a mia moglie e ai miei due figli. Brando lo adora, è il suo idolo del passato e sogna di diventare pilota della Ferrari, da lui guidata per una vita“.

“È un dramma che mi fa male quando penso a quello che gli è successo. Ma per rispetto di Schumi e di tutta la sua famiglia, non ho rivelato ne dirò una sola parola delle sue condizioni. Solo io, Jean Todt e pochi intimi lo andiamo a trovare. Michael si è sempre allenato duramente ed è un bene che il suo fisico abbia resistito. Michael è Michael, è un combattente e spero possa rimettersi presto“.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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