Marchionne

Il Corriere, Marchionne, Stellantis e Montezemolo

Bianca Carretto era una dei pochi giornalisti ad avere un rapporto diretto con Sergio Marchionne. L’unica a strappargli certe confidenze. Oggi, a quattro anni dalla morte del super manager, ha deciso di regalarci qualche confidenza.

Ci sono un paio di passaggi molto interessanti su sull’alleanza con Psa che lui non avrebbe fatto (ma da sola Fiat non sarebbe sopravvissuta) sul sogno Alfa Romeo e su quella volta che caccio’ come un ladro Montezemolo: “non meritava di essere cacciato in quel modo”. Viene da chiedersi perché lo abbia fatto allora? Difficile credere che sia stato obbligato da Elkann perché Marchionne ha sempre deciso di testa sua.

Sergio Marchionne, il 17 giugno scorso, avrebbe compiuto 70 anni. I ricordi sono alleati, riscrivono la storia, hanno la potenza travolgente di riproporre uno sguardo sul passato anche se a volte si trasformano in invisibili lividi nell’anima. Ho in una cassetta di sicurezza la trascrizione dei suoi whatsapp, dei suoi messaggi, delle sue mail, delle sue confidenze aziendali e personali che hanno cementato la nostra amicizia, le terrò in un angolo oscuro e segreto. Ma forse alcune rivelazioni è ora che non siano più celate. Il 26 giugno 2018 – quattro anni fa – a Roma, fu la sua ultima uscita pubblica, per me la vera ricorrenza della sua morte, avvenuta il 25 luglio 2018. Quel giorno il ceo di Fiat Chrysler Automobiles doveva consegnare al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri una Jeep Wrangler, un momento di serenità; al contrario, ho ancora presente la visione nitida del suo avanzare sofferente, circondato da una moltitudine di uomini vestiti di nero che parevano un plotone di esecuzione mentre accompagnava il condannato. 

C’era un leggio, sistemato sotto i pini del Pincio, che si trasformò in un improvvisato confessionale di cui non si intravedeva la grata anche se iniziammo a parlare sottovoce, come se gli alberi avessero le orecchie. Noi due soli, aveva allontanato i suoi collaboratori presenti all’evento, dietro di lui; per sostenerlo Davide Barca che, per anni, tutelava non solo la sua integrità fisica ma anche la sua privacy, con un affetto filiale. 

Marchionne non sopportava di far intravedere la sua debolezza, anche se era sotto gli occhi di tutti; la sua voce, affaticata, mi chiedeva di aiutarlo a nascondere la sua fragilità fisica e, nello stesso tempo, mi affidava i suoi pensieri più tormentati, come volesse liberarsi. «Quando ho liquidato Montezemolo dalla Ferrari, eravamo a Cernobbio, sappi che mi vergognavo come un ladro, ma fui costretto a farlo, lui non meritava di essere cacciato in quel modo». E posso affermare che era profondamente sincero. Gli chiedevo di recuperare le forze, di stare in silenzio, ma sentiva il tempo trascorrere veloce e continuava a parlare: «Mi brucia di non aver concluso nessuna alleanza con General Motors ma non farò mai un accordo con i francesi di Psa, andremo avanti da soli, saremo all’altezza dei nostri concorrenti. Ho il dovere di proteggere gli stabilimenti, i nostri dipendenti, non andremo mai via dall’Italia, l’Alfa Romeo tornerà grande».

Marchionne aveva dimostrato con i fatti di aver riportato la Fiat — presa in stato fallimentare, anche se ora pare che tutti lo abbiano dimenticato — ad essere una multinazionale che si poggiava sulle due sponde dell’Atlantico; ansimando, continuava a ripetere: «Per finire il mio piano devo arrivare a marzo 2019, vedrai che verranno riconosciuti i miei diritti». Per quella che può apparire una vera beffa maligna del destino, Fca e Psa, nell’ottobre del 2019, annunciarono il progetto da cui è nata Stellantis, esattamente contro la sua volontà. 

A quel punto pareva essersi, in parte, rinfrancato, il suo respiro era più regolare, dovevamo salutarci, con la chiarezza che aveva sempre distinto il nostro rapporto, diretto e sincero, sapevamo entrambi che non ci saremmo mai più rivisti. L’emozione aveva preso il sopravvento sulla ragione: «Io ci sarò sempre… E poi, dopo di me ci sarà Alfredo». Altavilla si era tenuto, per quella mezz’ora, a pochi metri, pronto a intervenire, in ansia per quel capo burbero e prepotente, a cui voleva molto bene. Era lui il delfino destinato, ma anche questa decisione è stata disattesa.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

1 commento

  1. Mai via dall’Italia ed è stato il primo a portarla in America. La sede sociale non è più in Italia ma in Olanda, e l’avrebbe ceduta a GM. Ora invece l’ha quasi acquistata la PSA e questo elemento ha sempre dichiarato che l’elettrico non è il futuro dell’auto. Proprio un guru!
    Per capire quanto valgono le auto italiane all’estero, basta fare un giro nel resto di Europa. Le uniche vetture che si vedono all’estero sono le 500. Del resto un’azienda che ha così pochi modelli di punta (e che punte! Panda, 500, per AR Stelvio e per Lancia la Y) dove vorrebbe andare? se non si allea con qualcuno, scompare dal mercato in 5 anni.
    FIAT = Fix It Again Tony!

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