Il ricordo di Reutemann, tormentato e tormentoso

Una raccolta di pensieri e parole dedicate a Carlos Reutemann, un pilota che aveva una grande velocità, ma un carattere tormentato che lo ha spesso portato a cambiare squadra nel momento sbagliato. Con la Ferrari ha disputato 34 gare vincendone cinque, numeri che fanno di lui il pilota argentino più vincente della storia della Casa di Maranello. Nemmeno Fangio, infatti, vinse quanto lui (tre successi).  Se Frank williams non gli avesse giocato contro (preferendo Jones) sarebbe diventato certamente campione del mondo. Si è rifatto con la politica.

 Quando Carlos Reutemann debuttò in Formula 1 nel GP d’Argentina 1972 facendo subito la pole position su una Brabham, il paese si domandò se quello non fosse finalmente il ritorno di Juan Manuel Fangio in un altro corpo. Due anni dopo avrebbe vinto la prima corsa (Kyalami, Sudafrica) e al Nürburgring nel 1975 diede la dimostrazione più solenne della velocità che aveva nel piede, quando diede un minuto e mezzo di distacco a tutti.

Per la Ferrari doveva essere il dopo-Lauda e invece con il suo ritorno rapidissimo dopo il rogo finì per diventare uno dei tre. Dell’epoca – ricorda Formula Passion – si ricordano alcune immagini con Reutemann apparentemente rassegnato, mentre Mauro Forghieri prova a sferzarlo nel morale. La prima occasione per dimostrare di essere una prima guida coi fiocchi arrivò nel 1978, con Lauda fuori da Maranello. Al fianco di Reutemann la Ferrari schierò il semi-sconosciuto canadese Gilles Villeneuve, già provato a fine 1977 a costo di arricchire lo sfasciacarrozze. A differenza di Reutemann, più riflessivo, Villeneuve sapeva però farsi amare”.

Nacque allora la celebre definizione di Enzo Ferrari, di un Reutemann atletico, pilota di ottime capacità, condizionato da un temperamento tormentato e tormentoso. Capace di risolvere situazioni difficili – scrisse nel libro Piloti, che gente – supplendo anche a occasionali deficienze meccaniche, ma labile a sciupare, per emotività congenita, risultati acquisibili in partenza.

È morto a 79 anni a Rosario, l’uomo che cambiò squadra al momento sbagliato – ricorda Formula Passion nel suo bel ritratto dell’argentino – chiuse la porta alla Ferrari e andò alla Lotus, convinto di poter ereditare una macchina vincente. E quando di nuovo cambiò, accettando l’offerta di Frank Williams per fare coppia con l’australiano Alan Jones, scoprì la ferocia della rivalità interna. In uno storico GP del Brasile si ribellò alle gerarchie e superò il compagno. Fu una spaccatura decisiva e mai più sanata. Il vantaggio di Reutemann in classifica scesa a un punto prima dell’ultima gara a Las Vegas. Carlos fece il miglior tempo e partì dalla pole position, la domenica sospettò che qualcuno avesse trafficato con la macchina, si fece beffare in partenza prima dai fantasmi e poi da Jones. Finì nono, perse il Mondiale per un punto. Da Piquet. 

Nel suo libro Ferrari Opera Omnia, citato dal sito, Renato D’Ulisse lo ha descritto così: Era a metà divertente e a metà sconcertante osservare questo uomo dal fisico atletico e dai lineamenti fin troppo perfetti, un bel tenebroso da romanzetto rosa se vogliamo, aggirarsi nella corsia box col suo passo da cammello e l’espressione corrucciata occhieggiando le monoposto proprie e le altrui, quasi a cercare di scoprire i segreti che gli risultavano ostici e paurosi. Potevi chiedergli qualsiasi cosa, un giudizio, una previsione, le sue aspettative e lui perennemente scuoteva la testa e perennemente rispondeva con la frase ormai scolpita nelle lapidi della Formula 1: ‘Es dura, es muy dura’. Oppure stringeva le labbra, alzava gli occhi al cielo abbozzando un mesto sorriso e restava muto come un pesce

Il vostro amico Roberto Liberale lo chiama uno Stirling Moss triste, con la malinconia argentina negli occhi. Ha scavato in certi suoi bauli e ha trovato un numero di Autosprint che riprendeva e rilanciava tradotto in italiano un intervento scritto da Reutemann per il quotidiano argentino Clarín.

So che molti – scriveva il pilota argentino dopo il Mondiale perso – di fronte al devastante trionfo di Jones, avranno dei dubbi sulla differenza di attenzioni ricevute dalle nostre due macchine. Beh, voglio mettere bene in chiaro questo punto. La squadra, evidentemente, ha lavorato tutto l’anno per Jones. Non lo dico ora, dopo questo risultato, lo avevo già detto da un pezzo. Il contratto dice che lui è il numero uno e io il numero due, e qui non è cambiato. Il trattamento che mi hanno riservato è stato esattamente lo stesso di tutta la stagione. Cito un esempio: dopo le prove del giovedì nelle quali avevo ottenuto il miglior tempo, sono rimasto venti minuti nel caravan della Williams senza che nessuno mi rivolgesse la parola. Allora ho capito che non aveva più senso restare là, ho preso la mia borsa e me ne sono andato. L’atteggiamento della squadra nei miei confronti, sul piano personale, è stato negativo

Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera lo ricorda come un pilota velocissimo. I freni stavano tra il suo cervello e l’anima. Vulnerabili al punto da farlo entrare in un cono d’ombra mentre viaggiava in piena luce. Carlos Reutemann: troppo spesso nel posto sbagliato. Con qualche amarezza di troppo e un lato debole esposto al pari di un luogo comune.

L’ex direttore tecnico di Maranello, Mauro Forghieri, sulla Gazzetta dello sport ne rievoca l’arrivo alla sua Ferrari: Dalla Formula 1 non ha avuto quello che meritava, un po’ per alcune circostanze avverse e un po’ anche perché lui non ha mai creduto nelle sue possibilità di diventare campione. Era molto riflessivo e pensieroso, gli piaceva restare coi piedi per terra e quando vinceva non enfatizzava mai i suoi successi Lo chiamavano “Lole“, un vezzeggiativo che gli avevano attribuito le sue fidanzate prima che si sposasse. Ma non era un Don Giovanni, semplicemente era una persona di bella presenza che piaceva a tutti, donne comprese, per come parlava e si comportava

Sabrina Faija sul Clarín saluta una delle glorie sportive di questa nazione, giudicato un perdente, un eterno secondo, e invece uno dei migliori in un’epoca d’oro dell’automobilismo. Mentre Alberto Cantore su la Nación lo saluta come un pilota cerebrale” ricordando la sua infanzia a Sante Fe, dove faceva ogni mattina dieci km a cavallo per andare a scuola. 

La notizia pubblicata ieri Addio Reutemann tormentato e tormentoso. Uno dei ferraristi più affascinanti

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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