Il sogno Morbido in MotoGp: l’erede di Vale è arrivato davvero

A furia di cercarlo forse l’erede di Valentino è arrivato davvero. Il Dottore se lo è costruito in casa, non esattamente a sua immagine e somiglianza, ma quasi. E significa qualcosa che mentre Vale cerca di guarire dal Covid lui vada a vincere la sua seconda gara della carriera, aprendosi un sogno (è a 25 punti da Mir) più grande di lui.

In una stagione senza il re in cui nessuno sembra volere questo mondiale a cominciare dalla Ducati e dal suo sesquipedale autogol, è giusto che Franco un pensierino lo faccia visto che con la peggior Yamaha del lotto lui alla fine sta davanti a tutti.

Il Morbido compirà 26 anni a dicembre e la sua storia assomiglia tanto a un favola. Franco deve tutto alla passione di papà Livio che ora lo protegge da lassù e all’amicizia del Vale che lo ha preso sotto la sua ala protettiva. Livio Morbidelli era un meccanico, con una officina a Roma e qualche buon risultati in pista. Tanta era la sua passione che un giorno comprò una minimoto marchigiana, la mitica Vittorazi per un nipote. Peccato che quel nipote invece di dare gas scoppiasse a piangere ogni volta che saliva in srlla. Così la Vittorazzi finì sopra un armadio di casa… dimenticata fino a che il piccolo Franco, figlio del suo amore con Cristina una ragazza brasiliana, a nove mesi non la vide. Mamma racconta che Moto fu la prima parola che pronunciò… La seconda fu papà… Fu amore a prima vista. Corrisposto.

Valentino, mi ha preso con sé quando ero un ragazzino ed è stato il solo a credere nelle mie possibilità: per me è una ispirazione, ogni giorno. A casa, osservo come reagisce rispetto alle diverse situazioni. Mi adatto, imparo. Se c’è un problema, mi chiedo: Cosa farebbe Vale al mio posto? E trovo sempre una risposta.

Franco Morbidelli

Il resto è la storia della famiglia che vende casa e officina e lascia Roma per trasferirsi nelle Marche a crescere un campione più che un ragazzo. A nove anni, a casa di Luca Marini, l’incontro con Vale. “Avevo un braccio ingessato dopo una caduta in pista… Valentino mi si avvicina, mi tocca su una spalla e mi dice di non preoccuparmi, che sono cose che succedono per chi vuole fare il pilota”, ha raccontato in un’intervista.

“Stavo per avere un infarto a soli nove anni. Un’emozione incontenibile. Quello che mi stava consolando era il mio idolo”. Poi, la seconda volta, a tredici anni: “Fui invitato alla cava, lui aveva un antipioggia di un colore assurdo – raccontò ancora Morbidelli – Mi sorpassò e caddi dall’emozione: Valentino Rossi, una leggenda che avrebbe potuto permettersi di tutto e darsi ogni tipo di arie, stava lì a divertirsi con un ragazzino di tredici anni in moto e con addosso con un keeway improponibile. Come facevo a non cadere dall’emozione quando mi ha passato? Il giorno dopo comprai un antipioggia simile anche io”.

Sacrifici e dolore. Nel 2013 papà non ce la fa a continuare a vivere. “Quando mio padre ha compiuto il gesto mamma ed io abbiamo dovuto imparare a farcela da soli! Non mi sono chiesto perché lo ha fatto, c’era solo da non lasciarsi rovinare da quell’atroce sofferenza e da quel terribile vuoto. Tra mille difficoltà”. Da quel vuoto, da quel grande dolore è ripartito ancora una volta e oggi è qui a sognare.

Ecco che cosa hanno detto di lui stamattina… Massimo Calandri su Repubblica lo chiama apprendista Dottore, per via di quel desiderio di fare da supplente del suo maestro Valentino nella corsa in classifica.  Ha imparato l’arte di correre. E di vincere. Visto che Valentino si è buttato via, in questa irripetibile stagione senza Marquez, allora ci prova lui a riportare il mondiale al Ranch di Tavullia. Dei 4 piloti Yamaha, è quello che ha la moto più vecchia e potenzialmente meno veloce: ma a parte il suo mentore pesarese, ha dimostrato di andare più forte anche di Viñales. Se la giocherà sino alla fine col compagno di squadra in Petronas Quartararo.

Paolo Lorenzi sul Corriere della sera fa riferimento alle origini sudamericane di sua madre e all’Academy nella quale si è raffinato tecnicamente quando lo chiama il brasiliano di Tavullia. Scrive che un pensierino al campionato potrebbe anche farlo vista l’incertezza che regna e le continue sorprese. Paolo Ianieri sulla Gazzetta dello sport, probabilmente esagerando un po’, almeno dal mio punto di vista, ha scritto: Come Senna che raccontava di vedere e parlare con Dio quando guidava la McLaren, come quel giro pazzesco a Montecarlo in cui distrusse la pole position guidando in modo quasi mistico, anche Morbidelli ieri ha vissuto la gara perfetta”. 

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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