La MotoGp trova un padrone: Mir, un altro spagnolo. Ma almeno c’è Brivio mr. Suzuki

Il nono vincitore stagionale forse è quello giusto. A due gare dalla fine del mondiale dei senza Marquez, Joan Mir mette un’ipoteca enorme sul campionato incenso la sua prima gara e prendendo il volo in classifica.

Il sesto podio nelle ultime sette gare e’ finalmente sul gradino più alto per questo spagnolo di Palma di Maiorca nato solo 24 anni fa e alla sua seconda stagione in MotoGp. Ha allungato sul compagno di squadra Rins (secondo) e su Quartararo che è scivolato alla prima curva lasciando lì i suoi sogni.

In una domenica da dimenticare per i piloti italiani (Dovizioso 8°, Petrucci 10°, Vale out nel giorno del ritorno per colpa della moto malata) festeggia Davide Brivio, l’uomo dello dal 2013 è il team manager della Suzuki dopo esser stato per tanti anni compagno di viaggio di Valentino.

Brivio, un brianzolo tanta sostanza e pochi fronzoli, è l’uomo che convinse Valentino ad accettare la sfida Yamaha con una corte asfissiante fatta di inseguimenti notturni nel paddock e di incontri “casuali” ad Ibiza. Alla fine il dottore capitolò e con Brivio sono arrivate le sue ultime soddisfazioni.

Quando poi la Suzuki ha deciso di pianificare il suo rientro in MotoGp ha puntato proprio su Brivio e dal primo successo di Vinales a quello di Mir è stata tutta un’infinta escalation che sta portando al titolo Mondiale più inatteso degli ultimi anni, anzi forse dell’intera storia delle due ruote da quando esiste la MotoGp.

“Mir sentiva la pressione a inizio stagione, era in ansia perché non riusciva a salire sul podio – racconta Brivio – Forse vedeva i piloti della sua generazione vincere, Quartararo, Binder e Oliveira, lo rendeva nervoso, era un po’ sotto pressione. Una volta che ha raggiunto il podio in Austria si è come sbloccato ed ha iniziato ad essere molto più costante. Quando raggiunge un livello, lui lo mantiene: gli è entrata consapevolezza e fiducia nei propri mezzi, e con quelli ha continuato”.

“Anche nel 2016 c’era Marquez e ci furono nove vincitori diversi. Lui è pilota forte e di riferimento per tutti, sta mancando il dominatore delle ultime stagioni e forse per questo sono tutti un po’ ringalluzziti e più motivati. Era il primo anno di Michelin, forse c’era da adattarsi alle gomme nuove… Vedere tanti vincitori diversi comunque dà motivazioni a tutti, e si sta creando una situazione interessante”. Anche se ora, a due gare dal gong, il padrone sembra esserci… Con 37 punti di vantaggio sarà dura buttarlo già dal trono…

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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