Peter Collins, il signore della Formula 1

Peter Collins che il 6 novembre avrebbe compiuto 89 anni, è il simbolo dell’altruismo in Formula 1. La faccia romantica di uno sport ormai trasformatosi in business. Peter invece se ne è andato a 27 anni non ancora compiuti il 3 agosto 1958 (giorno in cui è nato il grande Giorgio Terruzzi, ma questo c’entra poco) senza mai diventare, come avrebbe meritato campione del mondo.

Peter Collins sembra uscito da una pellicola hollywoodiana con quel sorriso sempre pronto e lo sguardo assassino con cui riusciva ad affascinare le signore, almeno fino a che non entrò nella sua vita Louise King, l’attrice diventata sua compagna inseparabile e poi moglie.

Se con la storia con Louise è una storia d’amore, rileggendo le avventure di Peter Collins emerge anche la storia di una grande amicizia, quella con Mike Hawthorne, diventato campione proprio nell’anno della sua morte e poi andatosene anche lui troppo presto.

L’episodio che più di tutti gli altri racconta Collins è quello in cui regalò il Mondiale a Juan Manuel Fangio. Monza, 1956…

Se Collins non gli avesse dato due volte la propria vettura, sarebbe matematicamente e meritatamente divenuto lui, in quell’anno, campione del mondo. E Collins e Musso sono morti senza poter realizzare questo sogno

Enzo Ferrari

Ecco come l’ho raccontato nel mio “Ferrari, gli uomini d’oro del Cavallino qui

Luigi Musso fu costretto a cedergli la sua vettura per permettergli di vincere il Gran premio di casa … Episodio che si ripete a Montecarlo quando è Collins a cedere la sua D50 a Fangio, fermato dopo aver urtato un muretto. A Monza poi ancora Collins scrive una delle pagine più incredibili della storia della Formula 1, una pagina che non avrebbe sfigurato scritta da De Amicis nel suo libro Cuore. Il giovane inglese ha solo 25 anni e un grande futuro davanti. Così almeno sogna. Potrebbe diventare campione del mondo una volta che Fangio si è ritirato. Con la vittoria a Monza e il giro più veloce il campionato sarebbe suo.

Peter Collins e sua moglie Louise King al Gran Premio di Monaco 1958 (Getty Images)

La Scuderia aveva chiesto a Luigi Musso di dare la sua auto a Fangio, ma Musso aveva continuato imperterrito cercando la vittoria nel Gp di casa. Così, quando Collins fermo ai box per cambiare gomme, vede Fangio appiedato, scende dall’auto e gli dice, come riportato da il Corriere della Sera dell’epoca: “Maestro, sono ancora giovane e avrò tempo di vincere un titolo, lei forse no. Prenda la mia auto e vinca”. A questo punto ci scapperebbe una lacrima, sapendo oltretutto che Collins non avrà quel tempo perché la sua vita se ne andrà il 3 agosto del 1958 al Gp di Germania… Fangio è campione del mondo per la quarta volta. Grazie anche al sacrificio dei compagni e ai giochi di squadra. “Fu un gesto meraviglioso. Lo abbracciai e lo baciai – racconta nella sua biografia – saltai sulla sua macchina e fini secondo conquistando di nuovo il titolo mondiale, grazie a Collins e al suo senso tutto inglese della sportività”. 

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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