La #Williams diventa americana. Addio all’ultimo team famigliare. Lascia anche Claire

Adesso è ufficiale. Dopo il Gran premio d’Italia la famiglia Williams abbandonerà la gestione del team ceduto agli americani. Adesso è davvero finita… “E’ con il cuore a pezzi (haevy hart) che lascerò il mio ruolo nel team – ha detto Claire – ma era necessario per garantire il futuro della squadra che porta il nostro nome…”…

 La Williams Racing cambia padrone e diventa americana. Lo storico team fondato da sir Frank nel 1977 è stato venduto a Dorilton Capital, società d’investimento americana presieduta da Matthew Savage, un fondo che punta a investimenti a lungo termine e il cui obiettivo principale sarà riportare lo storico team inglese alla competitività.

Con la cessione della Williams finisce definitivamente un’epoca. Adesso in Formula 1 non ci sono più squadre storiche in mano ai fondatori. La Williams è stato l’ultimo costruttore inglese a resistere così a lungo quando molti team sono scomparsi (Brabham, Lotus, March…) o hanno cambiato proprietà (McLaren).

Sir Frank Williams è un personaggio straordinario che per anni è riuscito a dominare il mondo della Formula 1 standosene su una sedia a rotelle dove poteva far funzionare davvero soltanto il cervello. Il suo team ha vinto 9 mondiali costruttori e 7 piloti anche se l’ultimo successo risale al 1997 con Jacques Villeneuve, mentre l’ultima vittoria in un Gran premio risale al 2012 quando in Spagna Pastor Maldonado sorprese tutti, probabilmente anche se stesso. Fran ha trovato nel sodalizio con Patrick Head il filone vincente dopo anni di stenti in cui si racconta dovesse fuggire dagli hotel perchè non poteva permettersi di pagare i conti.

La squadra di Grove è sempre stata un esempio, costruita a immagine e somiglianza del suo fondatore, sir Frank che, tetraplegico dal 1986,  dopo esser rimasto per sei settimane tra la vita e la morte, non ha mai mollato. Se Alex Zanardi è un eroe moderno, sir Frank Williams non gli va molto lontano anche se lui, che pure era un maratoneta, non ha mai avuto la possibilità di muovere neppure le braccia. Una tortura per un uomo che era follemente innamorato della velocità. “L’ho amata e se sono finito su una sedia a rotelle è proprio per colpa della velocità”, ammette. Stava guidando come un pazzo per raggiungere l’aeroporto di Marsiglia da Le Castellet dove aveva assistito alle prove del team. Si è capottato, come gli è successo decine di volte. Era spregiudicato in pista come negli affari. Si racconta che quando vendeva auto agli italiani spesso si faceva rimandare indietro la vecchia monoposto, ci lavorava su per mesi, cambiava le targhette identificative del telaio e rivendeva come nuova la stessa auto al suo stesso proprietario.

Quando è diventato abbastanza forte e ricco da poter saldare tutti i conti, si è trovato alle prese con altri conti da pagare, oltre a quello della sua condizione fisica. La morte di Piers Courage negli anni Settanta e quella di Ayrton Senna nel 1984. Lui che per primo aveva offerto ad Ayrton la possibilità di salire su una Formula 1, lo aveva visto morire su una sua auto, per un problema tecnico. Lui provò a tenersi tutto dentro anche quella volta.

“A casa nostra Ayrton è stato considerato un Dio per lungo tempo – racconta Claire in un bel documentario della Bbc -. Papà ne era innamorato. Lo aveva nel cuore, nella testa e voleva assolutamente portarlo in squadra. Alla fine il suo sogno si è avverato, ma è finito nel peggior modo possibile“.  Sir Frank non ha ancora 80 anni (è nato il 16 aprile 1942), ma non ha più la forza per combattere come un tempo. Ha provato a lasciare tutto alla figlia che ci ha messo l’anima, ma non ha trovato vie d’uscita se non la ricerca di un compratore.

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La cessione ha avuto il sostegno unanime del consiglio di amministrazione Williams, incluso Sir Frank: il team manterrà la sua identità e continuerà a correre e competere con il marchio Williams e con il nome del telaio che rimarrà invariato, come la sede che resterà a Grove.

Claire Williams, Vice Team Principal, ha commentato: “Siamo felicissimi che Dorilton sia il nuovo proprietario della squadra. Quando abbiamo iniziato questo processo di ristrutturazione volevamo trovare un partner che condividesse la stessa passione e gli stessi valori, che riconoscesse il potenziale del team e che potesse liberarne il potenziale. In Dorilton sappiamo di aver trovato esattamente questo. Persone che capiscono lo sport e cosa serve per avere successo”.

“Come famiglia mettiamo sempre al primo posto la nostra squadra. Rendere nuovamente il team di successo e proteggere il nostro personale è stato al centro di questo processo sin dall’inizio. Questa potrebbe essere la fine di un’era per la Williams come squadra a conduzione familiare, ma sappiamo che è in buone mani. La vendita garantisce la sopravvivenza della squadra, ma soprattutto fornirà un percorso verso il successo”.

Matthew Savage, Presidente di Dorilton Capital, ha spiegato: “Siamo lieti di investire in Williams e siamo estremamente entusiasti delle prospettive per l’azienda. Crediamo di essere il partner ideale che consentirà al team di concentrarsi sul suo obiettivo: tornare in prima fila. Non vediamo l’ora di lavorare con il team Williams per analizzare dove dovremo investire per riportare la squadra dove merita. Riconosciamo anche che le strutture di Grove sono di prim’ordine e confermiamo che non ci sono piani per il trasferimento”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

1 commento

  1. Speriamo che tutto questo riporti presto lo storico marchio Williams nelle posizioni che merita..

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