Rassegna stampa: alla scoperta del milanese #Gasly tra cicogne e lacrime (di Sainz)

La foto della domenica: Gasly coppa e champagne nel silenzio di Monza

Rassegna stampa del lunedì post Monza. Alla scoperta di Gasly celebrando l’ex Minardi, SEBA infierire troppo sulla Ferrari. Grazie a loslalom.it

Gasly è un normanno di Rouen, la città di Flaubert. L’educazione sentimentale lo cuce un po’ all’Italia. “È stato fidanzato con una ragazza bolognese, ingegnere aerospaziale, e ha anche comprato casa a Milano. Perciò non poteva esserci posto migliore di Monza per vincere” (Luigi Perna, la Gazzetta dello sport). Milano, zona Navigli, per essere precisi. Guidava una Red Bull e l’hanno mandato sul sedile dell’azienda B comprata nel 2006 dalla Minardi. Come succede nelle moto. Mario Salvini sulla Gazzetta dello sport ne racconta le radici: “Nonno Jean è stato nazionale di kart, nel 1961; papà Jean-Jacques, sempre coi kart, ha vinto il campionato di Normandia e poi anche quello nazionale di Endurance. Ma è nonna Evelyn il vero fenomeno, perché anche lei è stata campionessa normanna coi kart. Dal che si capisce l’entusiasmo condiviso in casa, ma anche che Pierre non ha la storia di altri rampolli suoi avversari. Ha quattro fratelli maggiori e, per capirci, il kart regalo di Natale a otto anni è stato un sacrificio. Con un patto stipulato con mamma Pascale: «Corri solo se sarai il primo della classe»”.

L’Équipe gli dedica la prima pagina e Stéphane Barbè scrive nel suo editoriale che Alain Prost è scoppiato a piangere nel vedere Gasly., ventiquattro anni dopo il successo di Olivier Panis. “Con un po’ più di fortuna, sarebbe potuto accadere sette o otto anni fa a Romain Grosjean in Ungheria, a Montreal, nel profondo Texas, in Spagna. Sarebbe potuto accadere soprattutto a Jules Bianchi, che prometteva un grande futuro se non avesse avuto un tragico destino. È successo a Pierre Gasly e su uno dei set più leggendari del campionato del mondo. Può esserne orgoglioso. Anche chi ha vinto gare diverse da Monza, non ha mai dimenticato il sapore della vittoria nel tempio della velocità”.

Nel suo ritratto Erik Bielderman lo definisce “un modello di resilienza”, dalla maturità precoce e con una necessità sua, una vivacità intellettuale che lo spinge a voler cercare sempre di capire tutto.

Quanto alle Ferrari. Leo Turrini sul Resto del Carlino scrive che “una soluzione non esiste. La depressione è totale. Per chi lavora per il brand italiano più famoso nel mondo, la situazione è dolorosamente senza precedenti”. Lo stesso Sainz secondo, “magari si domanderà se sia stata una buona idea mollare questa McLaren per andare a vestirsi di rosso dopo quel che stanno combinando quelli di Maranello” (Fabio Tavelli – il Foglio.it).

José Carlos Carabia sul quotidiano spagnolo ABC fa la stessa riflessione. “Il futuro, la Ferrari, è la fonte di incertezza per Sainz. Il percorso della mitica squadra è una calamità. L’auto è un tormento che vaga come una banshee sui circuiti. La domanda è inevitabile. Il cambiamento non causa incertezza a Sainz?”.

Miguel Sanz su Marca ha scritto che ieri gli è mancato un giro per fare la storia. Il suo piazzamento, scrive Daniele Sparisci sul Corriere della sera “è una buona notizia per i ferraristi, ma fino a un certo punto: perché Sainz a Maranello non arriva con la McLaren papaya che è riemersa dopo una crisi gravissima. Con investimenti e campagna acquisti. A Carlos va data una macchina. C’era una volta la favola della corsa di casa. Dove anche negli anni più bui la Ferrari trovava il guizzo per dimenticare le sconfitte. Spesso a salvare l’onore era un motore speciale, un’invenzione tecnica”.

Mauro Coppini sul Corriere dello sport-Stadio torna su un dettaglio. Il sorpasso di Giovinazzi su Alfa-Romeo a Leclerc. Scrive con ironia: “Bisogna essere grati a Ferrari e Alfa Romeo perché nelle prime fasi della gara il duello che hanno ingaggiato ha finito per rappresentare la migliore celebrazione dei 70 anni della Formula 1. Una sorta di rievocazione di Silverstone 1950 quando tre Alfa Romeo si tennero alle spalle la Ferrari di Ascari. Un sogno che si traduce in un incubo quando si prende atto che a Monza 2020 questo duello avveniva a oltre un minuto di distanza dalla vetta. Quasi nulla rispetto a quella che separa i budget delle due squadre”.

Scongiurata l’ipotesi che Hamilton raggiunga il record di vittorie di Schumacher domenica prossima al Mugello, scrive Stefano Mancini sulla Stampa che “nessuno a Maranello si illude che sul circuito di proprietà possa accadere un miracolo, sebbene le caratteristiche del circuito siano meno proibitive”.

L’inno di Mameli sul podio a Monza non era per la Ferrari. Questa è la AlphaTauri raccontata da Alessandra Retico su la Repubblica.

“Via della Boaria, periferia operosa di Faenza: capannoni, fabbriche, tralicci elettrici. Su uno di questi il 21 aprile scorso hanno nidificato delle cicogne: 4 pulli e un uovo, proprio accanto alla sede dell’AlphaTauri, chiusa per pandemia. La notizia di una vita incipiente portata dall’uccello della rigenerazione è balzata agli onori delle cronache locali: e non era una favola ma un presagio, di questa Romagna in fiore. Capo ingegnere delle performance, Claudio Balestri. 300 i dipendenti a Faenza, erano cento in epoca Minardi: 80 tra tecnici e ingegneri di cui circa la metà è romagnola, gli altri di 26 nazionalità differenti, molti gli inglesi specializzati nella realizzazione dei pezzi in carbonio. Un altro centinaio di lavoratori sono invece in Gran Bretagna, a Bicester, dove c’è la galleria del vento. Ma è a Faenza che si produce tutto: telaio, sospensioni, dadi portamozzo, cambio, carrozzerie. Con un budget da artigiani della F1, circa 155 milioni contro gli oltre 400 dei top. Eppure sboccia, questa Romagna in fiore”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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