Rassegna stampa tra il Dovi e Valentino

Tutti a Misano per salutare Vale che comunque tornerà anche a fine anno… La novità è il suo compagno di squadra Dovizioso… Ecco la rassegna stampa di oggi.

Andrea Dovizioso, il miglior italiano in MotoGP dal 2010, l’anti-Márquez, torna dopo 9 mesi di stop. Eppure quando se ne era andato, nessuno si domandò come saremmo sopravvissuti. Non è mica Valentino. Non lo è mai stato. È questo il suo complesso semi confessato. O semi nascosto. Fa lo stesso. Proprio di Valentino da oggi a Misano sarà il compagno in Yamaha, sponda Petronas, tu guarda se tocca fargli da scorta fino all’ultimo, in queste cinque gare prima dell’addio.

Dovizioso ha passato i nove mesi in un capannone di Forlimpopoli con certe nuove creature su due ruote e con il meccanico Yuri Naldini che gliele preparava per il campionato regionale Uisp di motocross. A marzo stava iniziando il Mondiale di Márquez in Qatar e lui era a Rivarolo Mantovano.

A Massimo Calandri che per Repubblica andò a scovarlo disse che “l’avversario più pericoloso adesso si chiama arm-pump: la fortissima pressione che si prova sugli avambracci, guidando”. «Dopo un po’ fa così male – parole di Dovizioso – che non hai più il controllo di gas, frizione e freno: devo lavorarci su, vincere la fatica. Ed essere libero».

Era uscito di scena tutto incazzato perché in Ducati l’ingegner Dall’Igna del reparto corse non lo ascoltava. «Il limite della moto era sempre lo stesso, da anni. Volevo dire la mia». Maria Guidotti per il Giornale la trova una favola a lieto fine. Dovizioso torna e trova la scena italiana bell’e ribaltata. Morbidelli gli ha lasciato la M1 per andare a fare il partner di Quartararo al team ufficiale Yamaha dopo il licenziamento di Viñales, il nuovo compagno di scuderia Valentino si è deciso a diventare papà, il di lui fratellino Marini si riaffaccia a Misano dopo il successo del 2020 con la Moto2, Bagnaia è ancora fresco di spumante aragonese e l’ex compagno Petrucci con cui litigò affanna nelle retrovie su KTM.

Per Formula Passion queste prossime cinque gare di Dovizioso “devono essere intese come un percorso di apprendimento in ottica-2022”. Ma per far cosa? Che cosa si aspetta? Francesco Paone, per Oa Sport ha scritto che quello sarà “il momento del do-or-die, perché a 36 anni non avrà più tante occasioni di laurearsi Campione, sempre che la corona iridata possa essere considerato un traguardo alla sua portata. Vero che per tre volte si è classificato secondo nel Mondiale alle spalle di Marc Marquez, ma sempre a debita distanza dal fenomenale spagnolo. Inoltre non sarà semplice imporsi su una moto che, con ogni probabilità, sarà ormai modellata a immagine e somiglianza di Fabio Quartararo, diventato a tutti gli effetti il leader indiscusso della Casa di Iwata”.

Inoltre resterà in una squadra satellite. L’ultimo campione del mondo in queste condizioni è di vent’anni fa, e indovinate come si chiamava. Aiuto da casa: il cognome è un colore della bandiera italiana. Al plurale. Non va dimenticata – secondo Oa Sport – la barriera anagrafica. Sopra i trentacinque anni non si vince un mondiale dai tempi di Leslie Graham. Era il 1949. Non siamo mica nel tennis.

Dovizioso al Corsera

«Mi piace un sacco l’idea di condividere con Rossi l’ultima parte della sua carriera. Anche se non è più il pilota di un tempo, quello che lottava per il campionato, lui ha sempre un gran carisma. Riconosco tutto il buono e il bello di Valentino e della persona che è».

Più amici che avversari? «Peccato non aver lottato almeno una volta per il titolo. Tra noi c’è sempre stato rispetto e stima reciproca anche senza quell’amicizia che nasce dalla frequentazione, ma solo perché viviamo in modi diversi, non perché non ce ne fosse la voglia. E secondo me ci sarà in futuro la possibilità di divertirsi insieme».

La vecchia guardia fatica a vincere, come mai? «Non ho le idee ben chiare al riguardo. Oggi vanno forte solo i giovani e non so perché, se dipende dal modo di guidare, conseguenza di una normale evoluzione del nostro sport. Oppure se ci sono altri fattori da valutare, per esempio la gomma Michelin introdotta l’anno scorso a cui i piloti di vecchia scuola non sono riusciti ad adattarsi. Penso che quest’ultimo fattore sia il più importante. Perché questo ribaltamento di valori è coinciso con l’introduzione della nuova carcassa posteriore. Ti obbliga a guidare in un modo abbastanza diverso e i giovani ci si sono adattati più rapidamente. Sono curioso di scoprirlo. Devo sistemare la moto come dico io, che sono basso e ho le mie esigenze in sella. Servirà tempo. I risultati adesso non m’interessano».

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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