Trent’anni fa cominciò in Belgio la leggenda di Schumacher

Era il 25 agosto 1991. Giusto trent’anni fa. La Formula 1, divisa tra Senna e Prost, fu folgorata dall’apparizione di un giovane tedesco con il cognome da calciatore: Schumacher. Gli bastarono due sessioni di prove e poco più di 500 metri in gara per far capire al mondo che era arrivato qualcuno destinato a diventare il nuovo padrone del circus del motori.

A 22 anni, 7 mesi e 22 giorni Michael Schumacher fece il suo esordio nel Mondiale di Formula 1. Durò 500 metri, ma bastò a convincere il mondo. A stupire tutti era stata la sessione di qualifica in cui aveva strappato il settimo tempo assoluto, sette decimi meno di Andrea De Cesaris il suo compagno di squadra che proprio fermo non era.

Michael era appena salito su una Formula 1. Non conosceva la pista di Spa (anche se a Jordan raccontò che la conosceva come le sue tasche). Ma si prese la scena di uno sport alla perenne ricerca di nuovi personaggi.

Su quella Jordan era salito per un colpo di fortuna, la lite di Bernard Gachot con un taxista londinese che aveva portato il pilota belga, titolare in Jordan, in galera a Londra. Un inghippo che non era risolvibile in tempo per la gara di casa del povero Gachot. Schumacher, spinto dai 400 mila marchi promessi dallo sponsor Tic Tac arrivato via Mercedes, convinse Jordan che si limitò a chiedergli se conosceva la pista di Spa. “Come le mie tasche”, bluffò il manager di Michael. Da quella bugia cominciò la leggenda del più grande pilota della storia.

Aveva 22 anni, qualche brufolo, un’espressione sorridente su quel volto caratterizzato da un mento pronunciato e da occhi azzurri e determinati. Il pubblico non lo conosceva, ma Michael Schumacher si era già fatto notare dagli esperti grazie ai successi in F3, alcune buone prestazioni nel DTM, la vittoria al Grand Prix di Macao e il 5° posto alla 24 Ore di Le Mans del 1991. Era una delle tre stelle dello Junior Team Mercedes composto da Frentzen e Wendlinger.

Intervista post qualifiche nel paddock del Belgio. Con un gruppetto di giornalisti proviamo a chiedergli qualche impressione dei suoi primi giorni in Formula 1. Io, mi ricordo, gli chiesi se aveva provato molta differenza tra i freni della sua Mercedes Gruppo C e quelli della Jordan in Formula 1. Lui rispose educatamente nel suo inglese impeccabile. Quindici giorni dopo nel paddock di Monza ci ritroviamo a fargli qualche domanda. Io gli chioedo ancora dei freni su una pista come quella di Monza. Lui, ovviamente senza conoscermi mi rispode: “ma tu chiedi sempre dei freni?”. Capita la menoria fotografica del ragazzo. Un computer.

Da quel momento ho continuato a chiedergli dei freni, comunque…

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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