Tutti i segreti dietro la rinascita di Hamilton

Lewis Hamilton ci ha messo un po’, ma alla fine si è ricordato chi fosse. Non gli bastava leggere la frase che ha tatuata sulla schiena, quello “Still I Rise” che pure lo aveva guidato per tutta la vita. Per rialzarsi, aveva bisogno di altro.

Di qualcosa che lo trascinasse fuori dal buco nero dove era sprofondato poco meno di un anno fa in Ungheria quando aveva detto che la Scuderia avrebbe fatto meglio a cercarsi un altro pilota. Aveva bisogno di ritrovare la fiducia. In se stesso, nella macchina, nella squadra. Un anno fa quando ha cominciato a mandare dossier qualcuno ha storto il naso. Qualcun altro evidentemente gli ha dato retta e ha seguito le sue indicazioni. Una mano importante gliel’ha data il nuovo regolamento che ha rottamato le auto con effetto suolo che dal 2022 al 2025 lo hanno visto sempre in sofferenza (ha vinto solo 2 gare in quattro stagioni).

Sir Lewis non gradiva la guida di quel tipo di monoposto, indipendentemente dalla poca competitività delle ultime Mercedes e della prima Ferrari, si era ritrovato ad inseguire quasi sempre i suoi compagni di squadra. Prima Russell e poi Leclerc parevano avergli indicato la via della pensione. “Mi ero detto, accidenti, forse è vero che quando arrivi a una certa età perdi qualcosa”, ha ammesso di aver pensato.

Quando ha cominciato a lavorare sul simulatore della SF-26, anche se lui non ha mai amato quel lavoro, ha capito che qualcosa stava cambiando. Ha riacquistato fiducia, ha cominciato a dare indicazioni al team, ha visto che la squadra lo seguiva anche quando ha deciso di mandare in crisi il rapporto con un partner storico come Brembo, scegliendo dischi differenti. Si è calato nella realtà Ferrari con uno spirito differente e la squadra stessa ha cominciato a capire i suoi metodi. L’impatto era stato sottovalutato da tutte e due le parti.

“Lewis è una persona che ha bisogno di lavorare con un gruppo abbastanza ristretto di persone, di fidarsi ciecamente di queste persone, il suo ingegnere di pista, il direttore tecnico, il capo progettista e deve sentire che queste persone lavorano con lui per spingerlo a vincere. Lui è l’alfiere del team e si deve sentire in questa posizione. Se non si sente in una situazione così perde un po’ di prestazione. A lui piace l’idea di essere l’eroe con tutto il team dietro di lui”, raccontava Aldo Costa, uno che lo ha conosciuto bene. 

È quello che prova oggi Lewis, cominciando dal rapporto con Carlo Santi, l’ingegnere di pista, messo lì pro tempore in attesa che terminasse il gardening di Cédric Michel-Grosjean, il francese arrivato dalla McLaren. Con Santi è invece scattato subito il feeling giusto e lo si nota anche dai colloqui radio. Ora è un insostituibile del nuovo cerchio magico di Lewis. Da qui è nato il nuovo Hamilton che assomiglia tanto a quello di prima. Il tutto spruzzato da una situazione sentimentale tranquilla con Kim Kardashian e un amore finalmente ufficializzato.

Da Kim a Kimi il passo è breve. Ma quello è un altro discorso e servono altre conferme per esser certi che la Ferrari possa continuare a farlo sognare. Possibilmente senza abbandonare Leclerc.

PS in un mini sondaggio che ho fatto su Intagram alla domanda per chi tifate avete risposto così

  • Hamilton 47%
  • Leclerc 32%
  • Antonelli 19%
  • Altri 1%

Il re è davvero tornato

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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