Bertolini, l’uomo che ha guidato 500 monoposto Ferrari

Nessuno al mondo ha provato tante monoposto Ferrari. Andrea Bertolini, campione del mondo con la Maserati, collaudatore Ferrari dai tempi di Jean Todt, ha festeggiato l’altro giorno il suo 500 esimo collaudo… è uno dei piloti più invidiati al mondo…

I numeri sono importanti, nella vita di un pilota, soprattutto durante i fine settimana di gara. Ci sono delle statistiche, tuttavia, che sono speciali, pur essendo slegate dal contesto competitivo. Per Andrea Bertolini, 500 è un numero che assume un significato particolare, unico.

Lo scorso 9 luglio il pilota di Sassuolo ha effettuato il 500esimo collaudo di Formula 1 Ferrari deliberando la 375 F1 con cui la Scuderia ha ricordato questo fine settimana in maniera speciale i 70 anni dalla prima delle sue 238 vittorie in Formula 1, arrivata il 9 luglio 1951 a Silverstone per merito dell’argentino José Froilàn Gonzàlez proprio su una 375 F1.

“È la vettura del 500° test, ma al di là di questo è una della macchine che mi ha emozionato di più. Di solito, quando lavoro cerco di tenere da parte il coinvolgimento personale per concentrarmi su quello che devo fare. Ma in questo caso non ci sono riuscito. Mi sono seduto nell’abitacolo della 375 F1, i meccanici hanno messo in moto e ho subito cominciato a pensare alla prima vittoria della Ferrari e a tutto il tempo che è passato da allora, una sensazione davvero speciale”.

Pilota ufficiale di Competizioni GT, l’italiano con più titoli internazionali automobilistici al suo attivo – ben nove – e un percorso aziendale che lo ha portato dall’essere il più giovane collaudatore delle vetture GT Ferrari stradali a quello chiamato a sviluppare alcune tra le più vincenti GT da corsa del Cavallino Rampante, Bertolini ha avuto tra le sue mani i volanti di quasi tutte le monoposto costruite a Maranello.

“Il 2004 è stato l’anno più intenso e impegnativo della mia attività. Ero impegnato nel Mondiale GT con la Maserati MC12 e allo stesso tempo svolgevo i collaudi della Ferrari di F1, affiancando Luca Badoer e il grande Michael Schumacher — ha raccontato Bertolini alla Gazzetta dello Sport — Per farla breve, giravo alternativamente con le due macchine a Fiorano per cinque giorni a settimana. Avevo un collo che sembravo King Kong. La F2004 è una delle vetture a cui sono più affezionato. L’ho sempre definita la regina delle F1. Era la perfezione. Con un’elettronica spaziale e una telemetria incredibile. Non per niente, a metà stagione, avevamo già vinto il titolo iridato. Credo che abbia rappresentato il massimo delle prestazioni”

“La monoposto guidata da Niki Lauda nel 1974 mi ha fatto innamorare. Una volta ero a Fiorano, appena sceso dalla F2004, e mi diedero da provare la B3. Notai che sul volante c’era solo la levetta on/off. Nient’altro. Il contagiri era girato. I meccanici sollevarono la carrozzeria e vidi spuntare i miei piedi attraverso il telaio a traliccio. Mi venne da chiedere: “Manca qualcosa?”. No, era proprio così. Dopo qualche giro, una volta fermo, appoggiai i gomiti sui lati dell’abitacolo, circondato dal serbatoio del carburante, avvertendo un calore forte: erano i tubi dell’acqua che passavano sopra il radiatore. Mi sembrò di avere fatto un salto indietro nel tempo, riflettendo su quanti progressi ci sono stati in F1 nelle prestazioni, nella sicurezza e nella tecnologia. I piloti dell’epoca di Lauda rischiavano molto. Però credo che divertissero tantissimo per le sensazioni di guida pura tramesse dalle macchine di allora”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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