Ecco Stellantis, quarto costruttore al mondo: il matrimonio Agnelli-Peugeot

Con le assemblee degli azionisti di Psa e Fca, è nato oggi il quarto costruttore automobilistico mondiale con 8,1 milioni di auto vendute, 400 mila dipendenti e oltre 180 miliardi di fatturato. Il valore della fusione è di 43 miliardi, le sinergie annuali previste ne valgono cinque. Il nuovo gruppo Stellantis, 15 marchi, il cui progetto fu annunciato il 31 ottobre 2019, ha l’obiettivo di creare un leader mondiale nella mobilità sostenibile.

La sede sarà in Olanda. Avrà come primo azionista  Exor con il 14,4%, seguita dalla famiglia Peugeot, con il 7,2%, lo stato francese con il 6,2% e i cinesi di Dongfeng con il 5,6%. Presidente sarà John Elkann, Robert Peugeot il vicepresidente, Carlos Tavares l’amministratore delegato. Il piano industriale arriverà entro l’estate, ma in Italia vanno avanti i progetti avviati nel 2019 che valgono 5 miliardi di investimenti.

«Psa e Fca sono due aziende in buona salute, ma siamo coscienti che insieme saremo più forti». Così Carlos Tavares, amministratore delegato di Peugeot Citroen, ha battezzato la nascita di Stellantis, la fusione con Fiat Chrysler Automobiles, che con l’approvazione da parte dell’assemblea della società francese compie oggi il primo passo ufficiale. La creazione di Stellantis è stata approvata dai soci Psa con il 99,85% dei voti.

«Oggi vi parlo con emozione e grande eccitazione in quello che è un momento storico – ha esordito Tavares, che della nuova azienda sarà l’amministratore delegato – Il progetto punta a proteggere i lavoratori e garantire il futuro della società e ha dimostrato la grande maturità degli azionisti dei due gruppi che hanno una visione chiara dell’avvenire e hanno dimostrato di sapersi adattare alle diverse condizioni. La nostra prima priorità sarà raggiungere le sinergie di 5 miliardi di euro l’anno».

Casa Agnelli e Maison Peugeot, la storia

Casa Agnelli e Maison Peugeot sono così diverse che alla fine si assomigliano. All’origine dei due gruppi hanno celebrato il matrimonio automobilistico dell’anno ci sono due famiglie che in comune hanno avuto la passione per l’auto e la visione giusta per trasformarla in aziende che più di cent’anni dopo sono ancora nel portafoglio di famiglia dopo esser sopravvissute a crisi più o meno profonde e ad aver attraversato le prime trasformazioni epocale con Fiat che è diventata Fca facendo gruppo con Alfa Romeo, Lancia, Abarth, Jeep e Ram e con Peugeot che si è trasformata in Psa (che sta per Peugeot S.A.) con Citroen, Ds, Opel e  Vauxhall.

Quando Giovanni Agnelli fondò la Fiat l’11 luglio 1899, Armand Peugeot aveva già dato vita alla sua azienda, la Società anonima des Automobiles Peugeot, da tre anni, anche se la Peugeot Frère, operante nel campo tessile, risale al 1810. Sono storie antiche che vengono da lontano, attraversano le generazioni, si alimentano delle stesse passioni come quella per il calcio, ad esempio. Il legame della famiglia Agnelli con la Juventus non ha bisogno di essere ricordato, risale al 1923 quando Edoardo Agnelli ne divenne presidente. Nel 1928, Jean Pierre III Peugeot fondò invece il  Football Club Sochaux-Montbéliard che ancora oggi che è in Ligue 2 è finanziato dalla famiglia e porta il leone nel suo logo. Nella sua storia ha vinto 2 scudetti francesi, il paragone con la Juve non può neppure partire. Sochaux, la città-fabbrica all’estremo est della Francia, a pochi chilometri dalla Svizzera è un po’ come il Lingotto per la famiglia Agnelli. La sede della fabbrica storica.

Auto e calcio. Due passioni italiane, ma anche francesi, sono i punti di contatto delle due famiglie che hanno fondato Fiat e Peugeot. Le donne e la politica, altre passioni nazionali, sono invece i punti di divergenza. La famiglia Agnelli è abituata alle prime pagine, le ha spesso occupate anche per argomenti diversi da quelli prettamente industriali. Da Edoardo a Gianni, passando per Umberto, non si è mai sottratta neppure dal richiamo della politica, prendendone parte attivamente. La famiglia Peugeot è un po’ allergica alle prime pagine, le ha occupate solo per motivi che preferirebbe non ricordare quando nel 1960 ci fu il breve rapimento del piccolo Eric, sequestrato nel parco di Saint-Cloud e liberato solo dopo il pagamento di un riscatto. I Peugeot si sono tenuti sempre a distanza di sicurezza dalla politica francese anche se oggi lo Stato detiene una bella fetta di Psa (il 14,1%). La famiglia si lasciò coinvolgere solo durante la seconda guerra mondiale, quando finanziò la Resistenza e organizzò addirittura il sabotaggio delle proprie fabbriche per garantire che la produzione non fosse utilizzata dai tedeschi. Un qualcosa che in Francia fecero solo i Michelin. Ricordando che alla fine della guerra, Peugeot ripartì praticamente da zero.

«Vivons heureux, vivons cachés », viviamo felici e nascosti è uno dei motti di Maison Peugeot. Non è esattamente lo stesso motto di Lapo, anche se suo fratello John, il presidente della futura coalizione lo troverebbe molto aderente al suo modo di intendere la vita. Tra le due famiglie c’è stata concorrenza, ma mai ostilità. E a tenere aperti i rapporti quando era in trattativa con Renault è stato proprio John Elkann, l’ingegnere che quando può parlare francese si trova perfettamente a suo agio. E’ stato lui a invitare a cena Robert Peugeot per annunciargli che stava trattando con Renault. E’ stato furbo a tenersi aperta non una porta, ma un portone. «Con John Elkann ci conosciamo bene, discutiamo spesso», aveva confessato, proprio in quei giorni, monsieur Peugeot, 69 anni, il patriarca della famiglia.

In fin dei conti tutte due le famiglie concordano anche su un altro punto fondamentale. Hanno messo al comando dell’azienda dei manager che proprio banali non sono. Sergio Marchionne e Carlos Tavarez, a parte la smodata passone per le auto da corsa (il portoghese gareggia spesso, sono due visionari, due uomini che hanno sempre saputo guardare oltre i propri confini. Senza Marchionne, Tavares è l’uomo che può benedire questa fusione e renderla operativa nel miglior modo possibile. Lui, più di Marchionne, aveva investito sull’elettrificazione e oggi può accendere la luce su un’unione che può valere il quarto gruppo mondiale con 8,7 milioni di auto prodotte, 400 mila dipendenti, 50 miliardi di dollari in valore. La squadra giusta per vincere, o almeno per giocare alla pari, la partita in un  mondo che sta cambiando rapidamente. In fin dei conti Tavares è quel manager gobale che Fca aveva perso con la morte di Marchionne. Per averlo ha dovuto fondersi con Psa. Ancora meglio.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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