#Ferrari Roma quando il lusso emoziona come una Supercar

La Ferrari che gode di ottima salute è molto probabilmente questa. Non la SF1000 di Vettel e Leclerc, ma la Formula 1 in abito da sera come Flavio Manzoni ha voluto definire l’ultima Gran Turismo di casa Ferrari.

Siamo nelle Langhe, terre dai grandi sapori, per gustare la Roma, l’ultima 2+ della casa, nata con l’idea della dolce vita e l’eleganza di una diva del cinema. Bella, affascinante, si potrebbe dire sexy quando si fa ammirare sotto il sole di Pollenzo. Cattiva, decisa, stimolante, ma mai ribelle come certe dive hollywoodiane quando invece accende il suo 8 cilindri Turbo e viaggia veloce per queste strade affascinanti, perfette per provare l’eleganza raffinata di un’auto che diventa supercar accelerando da 0-100 in 3”4, da 0-200 in 9”3 promettendo di superare i 320 chilometri orari.

Ciao Ferrari”. E la Roma prende vita. Nel 2020 anche le Rosse si adeguano e rispondono ai comandi vocali. Immaginatevi Enzo Ferrari che chiamava la sua auto…

La Roma è elegante fuori, ma sa essere cattiva dentro. Elegante, ma non appariscente: come una bella donna che entrando in una sala affollata fa girare tutti senza bisogno di indossare la minigonna.

La Roma si inspira alle Gran Turismo della storia Ferrari: la calandra in tinta segue il profilo della carrozzeria come nelle Ferrari da corsa degli anni Cinquanta, la bombatura dei passaruota ricorda le 250 SWB o la 275 GTB, il rimando alla coda tronca strizza l’occhio alla GTO e alle Sport P. Nasce sulla piattaforma della Portofino, la sorellina minore che ha sdoganato il passaggio agli 8 cilindri conquistando un mare di nuovi clienti, ma si rinnova nel 70% dei particolari.

Ferrari Roma è nuovissima fuori e dentro dove dopo essersi accomodati su sedili frutto delle abilità artigianali italiane, si viene avvolti dalla profonda digitalizzazione di quest’auto con cluster da 16” e un display centrale da 9”3. Comandi touch dovunque tranne che per il mitico Manettino che compare per la prima volta con le cinque posizioni su una vettura di questo tipo: wet, comfort, sport, race, esc off. Race è una posizione nuova per una Gt. Ma la Roma è una Gt speciale…

Anche il selettore del cambio (manuale, automatico e retromarcia) rifugge dalla digitalizzazione massiccia restando come sulla SF90 Stradale con la gabbietta che vuol richiamare i cambi di un tempo…

Il prezzo? Particolare non indifferente: 200.936 euro. Qualcosa in più della Portofino (attorno ai 196mila) ma non sono due modelli in competizione. Sono a Ferrari per ferraristi diversi. La Roma nei piani di Maranello dovrebbe portare il 70% di nuovi clienti. Magari anche qualche signora visto che nel film promozionale al volante compaiono anche loro.

“Il design della Roma si basa sul concetto di purezza estetica, di perfezione delle proporzioni, ed è un concetto che ci appartiene e che ha delle radici profonde nel nostro marchio – racconta Flavio Manzoni il responsabile del design Ferrari – ci sono Ferrari del passato dalla grandissima potenza del motore V12 che avevano anche delle linee purissime, quindi estremamente essenziali e tutta la loro bellezza era basata proprio sulle proporzioni perfette e su un certo dinamismo della linea”.

“Sono macchine che hanno dettato i canoni stilistici di un’epoca,dagli anni ‘50 agli anni ’60. Solo per citarne alcune: la 212 Inter o la 250 Europa, per arrivare poi appunto negli anni sessanta alla 250 GT lusso o alla 330 GTC4. Ecco; non solo hanno dettato le linee stilistiche di un’epoca e quindi hanno reso famoso anche lo stile italiano nel mondo, ma hanno anche caratterizzato un’epoca, che è quella della Dolce Vita”.

“E’ proprio al concetto di Nuova Dolce Vita che ci siamo ispirati nel disegnare e nel tracciare le linee di questa nuova vettura. La cosa fondamentale di questa vettura sono le proporzioni, come dicevo prima, ed è proprio la posizione del motore che ci dà questa architettura molto elegante, da Granturismo. La cabina risulta molto compatta, quasi appoggiata sulla ruota posteriore, mentre il cofano è lungo ed è proprio su questi volumi che si intestano i due parafanghi che sono così sensuali e muscolosi. E la purezza di questo volume nasce proprio dal fatto che è basato solamente sulle proporzioni; è un oggetto monolitico, tanto è vero che anche il frontale abbiamo voluto farlo senza la calandra, un elemento che ci ha impegnato molto insieme agli ingegneri dell’aerodinamica per creare una forma che rispettasse sia i canoni stilistici che, diciamo, le esigenze fluidodinamiche della vettura”.

“Per disegnare una macchina così pura, così essenziale nella sua linea è veramente importante trovare dei segni, come dire, connotativi che la rendano estremamente riconoscibile. Uno degli esempi è proprio il posteriore: nel posteriore troviamo…un concetto che è famoso nelle Ferrari della storia, il concetto di “coda tronca”, cioè abbiamo disegnato questo posteriore sfaccettandolo e quindi creando proprio quello che noi chiamiamo “specchio di poppa”. Ed è proprio su questo disegno, questo specchio di poppa così ben definito che abbiamo inserito dei gruppi luminosi veramente innovativi, non sono più gli elementi circolari tipici delle Ferrari ma abbiamo voluto invece puntare a due elementi estremamente moderni, diciamo a sviluppo orizzontale”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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