Raikkonen

Kimi ha detto stop. Raikkonen valeva più di quello che ha vinto

“Mi ritiro a fine stagione. Non è stata una decisione facile, ma dopo quest’anno è tempo di cose nuove”. Kimi ha detto stop. A fine anno lascerà la Formula 1 dopo un mondiale, 21 vittorie e 341 (fin qui) Gran premi. Una sola parola: Graziea. Anche se a me resterà sempre il rimpianto. Per me Kimi resta un incompiutoi. Aveva il talento, la velocità, per vincere molto di più di un solo Mondiale, tra l’altro l’ultimo della Ferrari.

Se Kimi  Räikkönen non fosse diventato un pilota, avrebbe rischiato di farsi male sul serio. Perché non aveva il senso del limite, come quando ha raccontato di esser stato ubriaco per 16 giorni di fila. I motori, la seconda moglie Minttu e i due figli, Rianna e Robin, lo hanno salvato. E gli hanno allungato la carriera ben oltre le aspettative visto che a fine 2009 aveva deciso di ritirarsi per dedicarsi ai rally.

Nel 2012 era di ritorno per arricchire un albo d’oro già significativo. Iceman è un soprannome che rende bene il personaggio; il Santo Bevitore un nomignolo che sottolinea solo il suo lato oscuro. E guai a farlo perché Kimi ha più tifosi di quanti possiate immaginare. È uno dei misteri gloriosi della Formula 1, spiegato probabilmente dal suo modo scanzonato di prendere la vita e dalla sua velocità. Kimi tratta tutti allo stesso modo, dal presidente al ragazzo della posta. E ama tenere il casco addosso, almeno non deve rispondere alle domande.

Per fare spettacolo, guida a parte, gli basta la radio. I suoi team-radio sono delle hit. “Leave me alone, I know what I’m doing”, “Lasciatemi solo, so quel che faccio” pronunciato nel 2012 ad Abu Dhabi mentre inseguiva la sua prima vittoria in Lotus, è diventato una maglietta di culto per i suoi tifosi. Kimi è un pilota dal talento enorme, la sensazione è che se si fosse impegnato un po’ di più avrebbe potuto vincere molto di più.

Nel 2008 se Massa ha perso il Mondiale dopo esser stato campione per 38”, pensate dove sarebbe potuto arrivare un Kimi in palla come quello dell’anno precedente, quando al suo primo anno in Rosso riuscì a conquistare il titolo all’ultima gara infilandosi tra i litiganti di casa McLaren Hamilton e Alonso. Per lasciarlo gareggiare in Formula 1 nel 2001 hanno dovuto concedere una deroga a Sauber perché non aveva la super licenza avendo disputato solo 21 gare in monoposto.

Ci ha messo poco a far vedere che tipo era: al sesto Gp aveva già conquistato un quarto posto. Poche parole, tanti sorpassi e una grande gestione delle gomme. Non avremmo mai immaginato di vederlo in pista a 40 anni, invece chiusa la sua seconda esperienza in Ferrari, è rimasto in famiglia con la sua vecchia Sauber diventata Alfa Romeo.

Ha continuato a divertire e a divertirsi. Ci ha regalato altri messaggi radio impagabili. Ma ormai gli mancava qualcosa. Si è sentito un po’ come Valentino, ha deciso che a quasi 42 anni (li compirà a ottobre) era meglio smettere e dedicarsi alla famiglia. Il piccolo Robin va già come un fulmine. “Io non lo forzo, se ha voglia di andare in kart lo accompagno, se no andiamo a pescare”, ci ha raccontato poche settimane fa. La sensazione è che finito un Raikkonen ne vedremo presto un altro.

Vedi anche: Guarda Kimi come si diverte con l’Alfa Gta. Raikkonen: “Non sono vecchio, ma solo saggio…”

oppure Raikkonen come Ibra: l’ultimo anno con l’Alfa? E chi lo ha detto…

o anche #Raikkonen e signora nello spot #AlfaRomeo

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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