Monza, finalmente! Istruzioni per l’uso di un Gp d’Italia da medaglie d’oro

La settimana del Gran premio d’Italia. Finalmente. In attesa di festeggiare i 100 anni di Monza possiamo festeggiare i 100 del gran premio che per la prima volta fu corso a Brescia. Torna il pubblico, anche se saranno solo 15/16 mila spettatori, il 30% dei quali in arrivo dall’Olanda per Max. in compenso domenica arriveranno i campioni olimpici di Tokyo per una festa sulle note dell’inno di Mameli.

Terzo appuntamento in altrettante settimane per la Formula 1 che torna in Italia a distanza di cinque mesi dal GP Emilia Romagna all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari. Secondo i tecnici Brembo l’Autodromo Nazionale Monza rientra nella categoria dei circuiti altamente impegnativi per i freni. 

In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 4, identico a Sochi su cui si correrà a fine mese. Lo scarso carico aerodinamico utilizzato per sfruttare i lunghissimi rettilinei si traduce in staccate molto violente alle tre Varianti (del Rettifilo, della Roggia e Ascari) che quindi richiedono un notevole sforzo al pilota. ​ ​

L’Autodromo Nazionale Monza è l’unica pista del Mondiale 2021 con solo 6 frenate al giro. Ciò nonostante il tempo di impiego dei freni per giro è il terz’ultimo più basso della F.1: con 10 secondi e tre quarti supera infatti i 10 secondi del Red Bull Ring e i 9 secondi e mezzo di Imola. 

In termini percentuali nel GP Italia i freni sono attivi per il 14 per cento della durata complessiva della gara, importo superiore solo al 13 per cento di Spa-Francorchamps e Imola. Dalla partenza alla bandiera a scacchi a Monza ogni pilota esercita un carico complessivo sul pedale del freno di 31,6 tonnellate. ​

Delle 6 frenate del GP Italia 3 sono considerate altamente impegnative per i freni, una è di media difficoltà e le restanti 2 sono light. 

La più dura per l’impianto frenante è la prima dopo la partenza: le monoposto vi arrivano a 353 km/h e scendono a 88 km/h in soli 135 metri. Per riuscirci i piloti frenano per 2,66 secondi esercitando un carico di 195 kg sul pedale del freno ed affrontando una decelerazione di 5,5 g. ​

  • Per il GP di casa – su uno dei circuiti più veloci della stagione – Pirelli ha optato per la nomination più utilizzata in questa stagione scegliendo le mescole centrali della gamma: la C2 sarà la P Zero White hard, la C3 sarà la P Zero Yellow medium e la C4 sarà la P Zero Red soft.
  • Negli ultimi due anni a Monza sono state nominate le stesse mescole perché rappresentano un buona soluzione per rispondere alle diverse sfide che questo gran premio pone.
  • Monza è la seconda tappa di quest’anno a ospitare il nuovo format con sprint qualifying, che ha debuttato al GP di Gran Bretagna a luglio.
  • Di conseguenza, la normale allocazione dei pneumatici sarà diversa: al posto dei consueti 13 set, questo weekend ce ne saranno 12. In particolare, ci saranno due set di P Zero White hard, quattro set di P Zero Yellow medium e sei set di P Zero Red soft. In aggiunta, ogni team avrà a disposizione fino a sei set di Cinturato Green intermediate e tre set di Cinturato Blue full wet in caso di bagnato.
  • Durante le qualifiche di venerdì potranno essere usati solo pneumatici in mescola soft.
  • Nella sprint qualifying invece, ogni pilota potrà scegliere liberamente tra le mescole senza obbligo di effettuare pit stop. Al termine, dovranno riconsegnare il set di pneumatici con cui hanno completato il maggior numero di giri.
  • Il regolamento sui pneumatici per il Gran Premio della domenica resta invariato, eccezion fatta per la libera scelta della mescola con cui prendere il via.
  • Monza è nota per i suoi rettilinei a tavoletta preceduti da brusche frenate, ma presenta anche alcune sezioni più lente e più tecniche.I lunghi rettilinei hanno anche l’effetto di raffreddare i pneumatici, cosa che può influenzare la precisione dell’inserimento nelle curve successive. Ma questo, ovviamente, dipende anche dal meteo, che può essere variabile in questo periodo dell’anno.
  • A Monza i team utilizzano un assetto a basso carico aerodimanico per ridurre al minimo la resistenza aerodinamica e quindi massimizzare la velocità in rettilineo. Questo pone l’accento più sul grip meccanico che su quello aerodinamico.
  • I lunghi rettilinei rendono anche vantaggioso cercare di sfruttare la scia della vettura che precede, cosa che diversi piloti hanno provato a fare l’anno scorso durante le qualifiche.
  • Lo scorso anno, il Gran Premio d’Italia è stato ritardato da una bandiera rossa, che ha stravolto la strategia pneumatici prevista trasformando la fase finale in una gara sprint di 26 giri corsa con pneumatici nuovi (in cui i primi sei hanno scelto la medium).
  • L’anno precedente, invece, con la stessa nomination, la strategia del vincitore è stata quella di passare da soft a hard, anche se gli altri due piloti a podio sono passati da soft a medium.
  • La posizione più arretrata sulla griglia di partenza dalla quale si è vinto nel GP d’Italia è l’undicesima. L’impresa è riuscita a Peter Gethin nel 1971 in una gara che è passata alla storia per diverse ragioni: otto furono i piloti che si alternarono al comando (oltre a Gethin, Clay Regazzoni con la Ferrari, Ronnie Peterson, Jackie Stewart, François Cevert, Mike Hailwood, Jo Siffert e Chris Amon). Gethin, con la BRM, passò a condurre solo a tre giri dal termine perdendo la prima posizione al 54° passaggio a favore di Peterson ma riuscendo a sorpassare una volta ancora lo svedese sul traguardo vincendo perappena un centesimo di secondo. Lo scorso anno Pierre Gasly si impose dopo essere scattato decimo. Per quanto riguarda la migliore rimonta fino al podio, il primato spetta al britannico Ron Flockhart, che nel 1956 chiuse terzo con la Connaught alle spalle di Stirling Moss e del ferrarista Juan Manuel Fangio – che con quel risultato divenne campione del mondo – dopo essere partito solo 23° in griglia.
  • Le vittorie di costruttori e team di licenza italiana a Monza in Formula 1 sono 24 (in media più di una volta su tre). La prima Casa italiana a imporsi fu nel 1950 l’Alfa Romeo. L’anno seguente la Scuderia Ferrari conquistò la prima delle sue 19 affermazioni, mentre la Maserati si impose nel 1953 con Juan Manuel Fangio e nel 1956 con Stirling Moss. Le altre due vittorie sono arrivate a dodici anni di distanza da parte dello stesso team, ma sotto due denominazioni diverse. Si tratta della Scuderia Toro Rosso – a sua volta sorta sulle ceneri di un altro team italiano, la Minardi di Faenza – che trionfò nel 2008 con un giovanissimo Sebastian Vettel e la STR3 a motore Ferrari e che si è imposta anche lo scorso anno con il francese Pierre Gasly e il nome di AlphaTauri.
  •  I piloti di Formula 1 che hanno avuto la possibilità di disputare un Gran Premio d’Italia al volante di una Ferrari sono 69. Carlos Sainz sarà dunque il settantesimo ad avere questa opportunità. Di questo club ristretto fanno parte anche 19 italiani. Giancarlo Fisichella è stato l’ultimo pilota italiano al via a Monza su una Ferrari. Era il 2009.
  • Le gare di Formula 1 valide per il Mondiale disputate in Italia  sono state 101 poco meno del 10% di tutte quelle corse – su quattro differenti circuiti. Monza ne ha ospitate 71 (e questa domenica sarà teatro della gara italiana numero 102), mentre Imola è arrivata a 28. Le altre due sono state disputate nel 1957 sul circuito cittadino di Pescara e nel 2020 al Mugello, quando la pista toscana di proprietà della Ferrari ospitò il Gran Premio della Toscana – Ferrari 1000. 

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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