Re Quartararo senza accento sulla o… mannaggia i bisnonni…

La motoGp ha un nuovo campione del mondo, il primo francese nella storia del mondiale. Un ragazzo con i bisnonni siciliani, nato a Nizza, ma cresciuto in Spagna dove gli hanno permesso di correre da bambino. Ha vinto sulla moto che era di Valentino e già questo significa qualcosa di importante. Ha vinto con il sorriso battendo iol nemico che c’era dentro di lui e l’anno sdcorso lo aveva mandato in confusione. Ha chiesto aiuto a un terapeura, si è ritrovato, si è liberato.

Si pronuncia Quartararo: senza accento. Perché la famiglia di Fabio, il ventenne pilota francese salito per la seconda volta consecutiva sul podio della MotoGp, ha solide origini siciliane. Palermitane, e trapanesi: Calatafimi. «Sì, ho sangue siculo nelle vene. Spesso, quando siamo a casa, parliamo — e soprattutto mangiamo — siciliano. I bisnonni emigrarono all’inizio del secolo scorso, a bordo di una barca diretta in Tunisia», aveva raccontato papà Etienne qualche anno fa a Repubblica.

Papà Quartararo è stato anche lui un pilota: campione francese in 125 cc nel 1983, una gara a Le Castellet nel mondiale 250 cc (17° in griglia). Un signore robusto dalle mani spesse, un finto burbero che gli dici una parola — «Italiano?» — e subito si scioglie in un sorriso. «No, io sono francese: di Nizza, come Fabio. Ma siamo siciliani dentro», dice, battendosi la mano sul cuore. Tutto è cominciato con suo nonno, spiega. 

«Era un secolo fa, la gente sull’isola non se la passava troppo bene. Lui stava a Palermo, purtroppo non so molto di più. Partì per Tunisi e andò a lavorare in una filiale della Banca d’Italia che era stata aperta laggiù. Lì ha conosciuto la nonna. Che è rimasta vedova abbastanza presto, poverina. Da quel giorno ha cominciato a vestirsi di nero, ed è stato così per sempre. Era molto religiosa, pregava tanto. Nel 1958, la Tunisia diventa indipendente: mio padre, che era nato lì e aveva imparato un mestiere — tornitore, fresatore — decise di riattraversare il Mediterraneo. A Tunisi i francesi venivano quasi tutti dalla Corsica, un’altra isola. In quegli anni il lavoro non mancava mai. Ci siamo stabiliti in Francia, e sono nato io».

Matteo Aglio su la Stampa ricorda gli inizi difficili. “El Diablo, come è soprannominato, ha vissuto veramente all’inferno, quello dei piloti, gare nelle retrovie, nessuna vittoria, tanta frustrazione. Era arrivato nel motomondiale con le stigmate del predestinato, due volte vincitore del campionato spagnolo, fecero una deroga al regolamento per farlo debuttare a 15 anni, sotto i limiti di età. Fu un disastro, passò in Moto2 e non cambiò molto”.

Fino all’incontro con Luca Boscoscuro – queste sono parole di Paolo Lorenzi per il Corriere della sera – che nel 2018 lo ha ricostruito, dandogli fiducia. Il passaggio alla MotoGp, nel 2019, col team Petronas a molti sembrò un azzardo. La sua fu una scelta di ripiego, ha rivelato di recente Ramon Forcada, tecnico Yamaha, intervistato da Radio Ocotillo. «La prima scelta era Pedrosa, con Morbidelli, ma Dani all’ultimo si ritirò dalle gare». Così fu preso Quartararo e sappiamo come è andata”. 

Paolo Ianieri per la Gazzetta dello sport ha scritto che è entrato nella storia in compagnia del suo sorriso. Del Fabio Quartararo che nel 2020 al minimo contrattempo esplodeva in scenate tanto furiose quanto divertenti, quest’anno si è persa ogni traccia

Giorgio Burreddu sul Corriere dello sport-stadio certifica:  A 22 anni Quartararo non è il futuro, è l’attualità, è l’adesso”.

 La Francia celebra come deve e come sa. “Per sempre il primo”, titola l’Équipe che gli dedica l’intera pagina-copertina. “Bello un pilota che piange di gioia – scrive Romain Donneux – Fabio Quartararo avrà vissuto certamente questo film centinaia di volte nella sua testa, chiedendosi quale festeggiamento scegliere, tra uno alla Mbappé o alla Ronaldo, o se fare qualcosa di nuovo per celebrare il suo ingresso in un nuovo mondo. Il tempo invece si è fermato per il francese e anche per il suo cervello. Gli sono salite le lacrime, il casco è stato calato ed è stato lì, mentre era stravaccato sulla sua moto, che l’idea deve aver iniziato a prendere piede. Sì, signor Quartararo, lei è davvero campione del mondo”. 

Al pomeriggio della gloria, Quartararo si è avvicinato dopo una notte complicata – scrive l’Équipe – si è svegliato alle 5 del mattino credendo che piovesse, invece lo stava sognando, e a colazione ha avuto difficoltà a ingoiare i soliti gnocchi. È arrivato al suo camper intorno alle 13.10 (con la gara alle 14), dopo una sbandata su uno scooter elettrico. È uscito quindici minuti dopo in tuta, offrendo un abbraccio pieno di passione alla madre, al fratello e al padre, il suo primo tifoso. I genitori se ne sono ripartiti mano nella mano, mamma Martine si è diretta verso il camper del figlio – non può assistere alle gare – e papà Étienne è risalito lentamente in tribuna per assistere, con la testa conficcata nello stomaco, al recital del suo piccolo

Jean-Denis Coquard con il suo editoriale è già proiettato sul 2022. Ricorda che sono passati più di sette anni da quando il 7 gennaio 2014 il giornale francese titolò “Quartararo comme Márquez”, perché “un giovanissimo pilota francese segue la strada del campione del mondo”. A quindici anni Quartararo era diventato il più giovane vincitore del campionato spagnolo di Moto 3. “Tutto sembra pronto per la resa dei conti. Ne abbiamo avuto un assaggio emozionante nel 2019. Quando il francese era un rookie e lo spagnolo era il re. Questa volta sarà campione contro campione. Quartararo comme Márquez”. 

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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