Vent’anni fa il primo mondiale di #Schumi con la #Ferrari

Era l’8 ottobre 2000 quando a Suzuka, Michael Schumacher spezzò la maledizione rossa lunga 21 anni regalando alla Ferrari il mondiale piloti. Il terzo della sua carriera, il primo della sua lunga serie da ferrarista. Ecco come lo abbiamo racconta con Luca Dal Monte ne “Il grande libro della Formula1” per Baldini+Castoldi

Suzuka è la pista dove negli ultimi due anni la Ferrari ha perso due mondiali Piloti, tre se si risale al ’90 e si torna ai tempi di Prost. Sembra insomma un luogo maledetto. Anche perché Hakkinen, l’avversario da battere, qui ha invece vinto gli ultimi due gran premi e gli ultimi due mondiali. Durante il primo giorno di prove arriva anche una scossa di terremoto. Ma il vero terremoto in pista è Schumacher che conquista la pole position dopo una lotta straordinaria con Mika Hakkinen, alla fine battuto di soli nove millesimi di secondo, 55 centimetri. Il punto di partenza per lo scatto mondiale è insomma perfetto. Ma ancora maledetto perché anche nel ’98 e ’99 Schumacher in Giappone era in pole e poi le gare e i mondiali finirono ad Hakkinen. Anche questa volta Schumacher va in crisi alla partenza. La sua Ferrari si mette quasi di traverso, Hakkinen schizza via come una palla di cannone, evita l’impatto e va in testa. Gli altri venti piloti in gara scompaiono, il gran premio del Giappone si trasforma in un duello.

Un duello mondiale in cui le strategie e gli uomini del box assumono un ruolo determinante. Ross Brawn, quello che Schumacher chiama “il Maestro”, è ancora una volta decisivo. Firma il suo capolavoro caricando più carburante a Schumacher durante il primo rifornimento, quanto gli basterà per rinviare il più possibile il secondo stop. Il sorpasso decisivo di Schumacher avviene proprio dopo il secondo pit-stop. Al ferrarista basta restare in pista tre giri in più di Hakkinen per guadagnare il terreno che gli permette di rientrare davanti dopo un rifornimento-cambio gomme eccezionale: sei secondi. “Quando mancavano 12  giri dalla vittoria  mondiale – racconta Todt – ho guardato il cielo  grigio e ho pensato:  mancano venti minuti, una situazione così l’ho già  toccata con un dito però non si è concretizzata. Sta a vedere che si ripete la stessa cosa! Ho  provato attimi di terrore e poi felicità quando ho visto Michael a traguardo”. 

Gli ultimi giri diventano una formalità da vivere con il fiato sospeso. “Ho anche pensato a Quello che sta lassù e che guida tutti noi. Perché io sono un credente. Forse nessuno lo sa, ma dopo ogni corsa, che abbia vinto o no, ringrazio Dio”. Fino all’esplosione di gioia che alle 16.03 (ora di Suzuka), dell’8 ottobre cancella ventun anni di digiuno Ferrari. “Un’emozione forte come quella che ho provato quando ho tagliato il traguardo non l’avevo mai sentita”, ammette Schumacher, che ormai ha un posto nella storia. “È il mio terzo titolo mondiale, ma è il più bello, il più significativo: vincere con la Ferrari è stata tutta un’altra cosa. Per la storia di questa squadra, per il fatto che da ventun anni nessuno ci riusciva. Non so descrivere quello che provo, mi sento quasi un altro uomo. Arrivare fin qui è stata dura, durissima, ma non ho mai davvero pensato che non ce l’avremmo fatta”. 

Sul podio a farsi inondare dallo champagne sale Jean Todt, il responsabile della gestione sportiva, uno dei grandi artefici del trionfo, l’uomo che qualcuno da Torino voleva cacciare negli anni scorsi e che invece il presidente ha confermato sempre. È felice come non lo era mai stato. Il suo apporto è stato fondamentale: “In un ambiente di  passioni e di emotività ho portato l’organizzazione – racconta – Ho assunto tecnici molto bravi, sono stato un po’ l’architetto del disegno organizzativo: modo di  lavorare, metodiche,  procedure, mentalità, ricerca di un clima all’interno della squadra che è la  cosa più importante per  fare soffiare il vento in un’unica direzione. E questo consente di  andare più veloci”. 

Il titolo mondiale è stato raggiunto così, con una vittoria di squadra. Frutto della velocità del pilota, ma anche dei ragazzi dei box e degli ingegneri che hanno studiato la strategia al computer. Una vittoria totale. “Che non sarà l’ultima con la Ferrari, ma la prima di una serie”, si sbilancia il nuovo campione del mondo. Un pensiero sottoscritto in toto da Montezemolo, Todt, Brawn e soci. “Questo è un giorno che aspettavo da molto. Professionalmente, il più bello della mia vita”. assicura il presidente che di Mondiali ne aveva vinti da direttore sportivo con Lauda, ma che ora ha tutta un’altra felicità: “Quando arrivai, mi posi tre obiettivi. Per me, per i miei azionisti, per i tifosi. Volevo portare la Ferrari nel 2000 con questi risultati: bilanci record per l’azienda; il campionato costruttori, che per noi è importante perché ci confrontiamo con colossi non solo automobilistici come Mercedes, BMW, Honda, Ford; il campionato piloti. I bilanci record sono una realtà, anno dopo anno, un mondiale costruttori lo abbiamo vinto nel ’99, con Schumacher fuori gioco per mesi dopo l’incidente, e ora siamo a tre punti dal bis. Il Mondiale Piloti, beh, lo avete visto. Ma nove pole e nove vittorie non le avevamo mai viste. Da quattro anni, vorrei ricordarlo, siamo ai vertici”.

Share Button
umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.