Addio a Franco Galli, il prestigiatore di Monza tra Regazzoni, Villeneuve e la Bardot

L’anno che se ne è andato ha portato via un personaggio incredibile dell’automobilismo monzese, lombardo, italiano: Franco Galli, detto il Gallett o Galletto che dir si voglia… Passare da Monza senza incontrarlo era impossibile. Era sempre lì, vicino al motor home Ferrari con una storia da raccontare. Fermava tutti e parlava con tutti. Faceva così sia con Bernie Ecclestone o Jean Todt che con l’ultimo giornalista arrivato. Aveva mille storie da raccontare. Probabilmente romanzava molto, ma non tutto… Era nato ad Arosio in provincia di Como il 7 maggio 1940. Da sempre era socio del Ferrari Club di Erba.

A Monza faceva parte della pista, come la Parabolica. Ma poi saltava fuori a Montecarlo come a Budapest. E aveva sempre una storia da raccontare.

Raccontava di quando scappava dagli alberghi perchè non aveva soldi per pagare i conti (pratica insegnata anche a Frank Williams). Raccontava di assegni postdatati per correre che se la domenica non vinceva diventavamo guai. E’ stato campione europeo di categoria Turismo 850cc e per pagarsi le Abarth vendeva i salotti del mobilificio del nonno e poi del papà…. Raccontava di come a Monza fosse imbattibile fino a che non si schiantò rompendosi in mille pezzi (quasi un mese in trazione) non per colpa sua…

Negli anni di Todt forniva i mobili del motor home Ferrari, poi ti raccontava: “Le vedi quelle sedie? Ne ha volute 20 in regalo per casa sua…”. E avanti con anneddoti incredibili fino a che un giorno non finì sulle pagine di cronaca per la sparizione di una fornitura di mobili per un concessionario Ferrari di Bucarest…

Ha sempre vissuto al limite: “Mai bevuto, mai fumato, ma ho fatto tanto l’amore”, diceva in modo un po’ più colorito. Usava il brianzolo più dell’italiano e non è chiaro come riuscisse a stare dieci minuti a parlare con Schumacher senza spiaccicare una parola d’inglese… Lo stesso con Bernie Ecclestone al quale, si racconta, volesse soffiare la Brabham solo che finì bloccato in dogana con 200 milioni di lire in una valigetta…

Da Monza alla Malpensa ha un record di 20 minuti. Non provateci. Racconta avventure pazzesche con Regazzoni (contro un camoion in Brasile), Villeneuve con il quale venne fermato dalla polizia che stava cercando una Ferrari rubata (non quella, ovviamente)… Era diventato grande amico di Mauro Forghieri e racconta come quel giorno a Zolder, il giorno dopo il suo compleanno, si era nascosto in tasca il foglietto con i tempi delle qualifiche (allora non c’erano dislay o monitor, ma un foglietto che gli ingegneri passavano ai piloti). “Forghieri me lo diede, ma mi disse anche di non darlo a Gilles… poi arrivò il Monsignore (così chiamava Piccinini ds ferarrista) e mi ordinò di darlo al pilota. Gilles lesse il tempo, vide che Pironì era davanti e anche senza gomme fresche volle uscire… Sappiamo come finì…”.

Tra le 56 macchine che raccontava di essersi comprato c’erano due Lamborghini Miura (una verde e l’altra gialla) e una Ferrari Daytona. Dalla 500 alla Ferrari ha avuto di tutto. Ala domanda ma come facevi i soldi rispondeva: “Mi davo da fare”.

Luca Delli Carri in Benzina e Cammina, la sua trilogia sul mondo delle corse (Fucina Editore) gli dedica un’intervista da cui ho tratto l’imperdibile racconto dell’incontro con B.B. grazue al suo amico Cevert:

“Francois Cevert aveva l’Alpine-Renault a Bologna, però si vergognava ad andare in giro con quella macchina, preferiva la Miura. Così una volta, a Monza, finite le prove della Formula 3 mi dice: “Devo andare all’aeroporto a prendere una mia amica”. “Prendi la macchina”, gli faccio io. Era il ’68, avevo la Miura. “No, no, vieni anche tu”. “Ma è bella, almeno?” domando io. Arriviamo all’aeroporto, l’aereo ha un’ora di ritardo. “Val la pena stare qui ad aspettare?”. “Sì”.
Quando si aprono le porte vedo scendere la Brigitte Bardot. Indossava una minigonna e un paio di stivaletti bianchi, aveva una sacca bianca e due occhi indimenticabili. Lei andava matta per lui, ricordo che aveva gli occhi lucidi, quando lo vide. Lui, che aveva di quelle gentilezze che adesso non ci sono più, le prende la sacca e andiamo alla macchina. “François, sei diventato miliardario in Italia?”, chiede lei quando vede la Miura. Io sto zitto. Lui ci teneva a farle vedere che se la passava bene: andando avanti ho capito che lei voleva dargli dei soldi ma lui non accettava. Sulla Lamborghini non ci sono tre sedili: guida lui e lei si siede sopra di me. Non ti dico come mi sento. Francois ride come un matto. Andiamo all’Hotel de la Ville a Monza. Lei dice “Mi metto a mio agio”. Si fa la doccia, poi si mettono a fare l’amore e non la smettono più…”

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

1 commento

  1. Grazie Umberto per il bellissimo articolo che ricorda un icona della Brianza motoristica.

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