Imparato, l’uomo giusto per far correre Alfa Romeo

L’Alfa Romeo è finita in buone mani. Jean Philippe Imparato, il nuovo ceo dalle chiare origini italiane, pur avendo una vita professionale legata al gruppo Psa ha l’Alfa nel cuore, tanto da avere nel suo garage anche alcune vetture d’epoca del Biscione. E soprattutto è, come il suo grande capo Carlos Tavares, un grande appasionato di corse, tanto da cimentarsi in pista lui stesso con una certa regolarità.

L’altro giorno è stato in visita al museo di Arese ed è stato bello vederlo fotografare i gioielli esposti… un immenso privilegio lo ha definito… Passione vera… Speriamo

Tavares nel suo primo discorso ha chiaramente detto di voler valorizzare due marchi storici come Alfa Romeo e Maserati e il fatto che abbia affidato l’Alfa al suo delfino, uno dei suoi manager preferiti, la dice lunga sulle sue intenzioni.

Imparato è un grandissimo venditore come ricordano bene anche a Milano dove è già stato di passaggio (ha diretto Citroën Italia dal 2008 al 2010) nella sua lunga carriera al servizio del gruppo Psa. Non ancora ventiquattrenne (oggi ha 55 anni) iniziò a lavorare per la casa francese appena laureato alla Scuola di Management di Grenoble. Dopo il servizio civile presso l’ambasciata in Marocco, ha sempre fatto carriera in Peugeot, con qualche passaggio in Citroen. E’ descritto come “Un venditore determinato che lavora sul quotidiano con lo spessore del capo del brand incaricato di preparare il futuro potendo contare sull’esperienza maturata con incarichi importanti in Sud America e in Cina. Comunicatore esperto e coinvolgente, crea entusiasmo intorno ai temi che tratta”.

Il contratto di Alfa Romeo con Sauber scade alla fine di questa stagione e già circola la voce che Renault (oggi Alpine) avrebbe incominciato a corteggiare il team svizzero. La Ferrari ha recentemente intensificato il rapporto con la Haas, mandando oltre a Mick Schumacher e Simone Resta, una pattiglia di tecnici in esubero a Maranello per il salary cap, il che lascerebbe intendere che il rapporto con la Sauber potrebbe esser lasciato scadere. Certamente Manley non era una grande appasionato di F1, esattamente come l’ex numero uno di Alfa Timothy Kuniskis…

Imparato ha una passione per le corse decisamente superiore e visto quanto ha prodotto dal punto di vista prmozionale l’avventura in Formula 1 di Alfa, non sarei così sicuro dell’uscita dal circus. Molto dipenderà dai conti, certo. Quelli di Alfa non sono il massimo. Ma quest’anno arriverà Tonale e poi si procederà all’ibridizzazione di Stelvio e Giulia…

L’impressione è che comunque Alfa Romeo non poteva cadere in mani migliori di quelle di Imparato per rinascere. Guardate come corre Peugeot negli ultimi anni per credere… Tra l’altro guardate come ha celebrato la vittoria di Andreucci all’italiano rally…

Per capire il personaggio e il manager, vi riporto qualche passaggio di una bella intervista rilasciata la scorsa estate a Giorgio Ursicino de il Messaggero: 

«Ogni mattina alle 8 facciamo un riunione con Carlos Tavares e parliamo di contratti e di consegne. Solo dopo affrontiamo l’argomento produzione con i suoi risvolti. Facciamo una strategia complessiva, in tutti i paesi: non vogliamo produrre vetture se non abbiamo gli ordini. Per fare questo bisogna intervenire in tempo reale, dobbiamo in qualche modo far collimare le esigenze dei venditori con quelle dei fornitori. Un lavoro complesso ma si può fare. Detto questo, vediamo luglio e agosto in modo positivo».

«No, io non sono un grande fan della rottamazione. Mi ricordo quando ero in Italia dal 2008 al 2010 a guidare un altro marchio del nostro gruppo. Periodo di vacche grasse, abbiamo fatto il record storico grazie ai bonus governativi. Appena gli incentivi sono terminati, però, abbiamo pagato con gli interessi, abbiamo sofferto anni. Per me la rottamazione “termica” non è un soluzione valida perché anticipa soltanto la domanda in modo artificiale e dopo ti trovi in difficoltà».

«Io sono per un mercato libero, che supporti in modo strategico la transizione elettrica. Dal punto di vista strutturale, non sto parlando di un’operazione per pulire i piazzali dei concessionari e dare una mano alla rete in fasi contingenti, sono contrario a misure temporanee. In quel periodo si vende di tutto e di più, soprattutto le macchine piccole, ma non mi convince per niente dal punto di vista della sostenibilità del business nel medio termine. Sono per qualcosa di più coerente e serio».

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

1 commento

  1. Quanti modelli nuovi ha creato Peugeot e quanti ne ha creati AR? FCA e associati un marchio che sempre meno parla italiano: sede in Gran Bretagna, adesso con il 50% di capitale francese… e ancora la si classifica tra le società “italiane”?

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