Il 2022 che se ne sta andando si è portato via Mauro Forghieri, Patrick Tambay e Dietrich Mateschitz, gente che ha lasciato un segno nella storia della Formula 1. Qualche giorno fa ci ha lasciati anche Philippe Streiff aveva solo 67 anni e dal 1989 viveva su una sedia a rotelle per gli errati soccorsi ricevuti dopo un incidente nei test pre campionato in Brasile. Ma quando arriva la fine di dicembre, il 29 dicembre soprattutto, la mente corre a 9 anni fa, all’incidente che ha cambiato per sempre il destino di Michael Schumacher.
Proprio Streiff qualche anno fa aveva parlato della salute di Schumacher, raccontando: “Sta meglio ma è tutto relativo, è difficile perché non può parlare, sta sulla sedia a rotelle, paralizzato, ha problemi di memoria e di parola. Stare in famiglia gli consente di recuperare più in fretta. Sembra che comunichi con gli occhi con la moglie e l’addetto stampa”. Era il 2014. Le sue frasi furono duramente smentite dalla famiglia.
Da 9 anni non sappiamo la verità su Michael e a questo punto credo che nessuno ce la racconterà mai. Certo credere in un miracolo dopo così tanto tempo, è impossibile. Quello che ci resta è il suo ricordo. In pista e fuori. Di come Michael sapesse essere spietato al volante e tenero con i figli e la moglie fuori. Di come fosse duro con gli avversari, ma gentile con i suoi meccanici, i suoi tifosi.
L’anno scorso, quando ero a Colonia per le finali di Eurolega di basket, sono andato a visitare la Michael Schumacher Collection. Non un museo vero e proprio, ma una collezione di auto e memorabilia, ospitata al primo piano di un concessionario https://motorworld.de/en/koeln-rheinland/
Dai kart all’ultima Mercedes ci sono tutti i mezzi guidati da Michael nella sua carriera, i suoi caschi, le sue tute, gran parte dei suoi trofei. Non vale la pena andarci apposta, perché Michael meriterebbe davvero molto di più, ma se passate in zona fateci un salto. E’ un bel tuffo nel passato.
#KeepFightingMichael




Gli addi del 2022
Addio a Forghieri il genio della Ferrari vinci tutto